domenica 20 gennaio 2008

Protesta contro lo scontrino fiscale

Dopo l'entrata in vigore della norma che consente di detrarre dalla dichiarazione dei redditi le spese sostenute per l'acquisto di medicinali solo se risultino certificate da scontrino fiscale "parlante", vale a dire contenente il nome del farmaco acquistato e l'indicazione del codice fiscale del destinatario, l'associazione di difesa dei consumatori Cittadinanzattiva protesta per un iter che giudica troppo farraginoso e poco funzionale.

"Troppi i disagi dei cittadini segnalati in diverse aree del Paese, urge un intervento per permettere l'esibizione del semplice codice fiscale e evitare ulteriori difficoltà per i contribuenti. A questo si aggiunga che molte volte in Farmacia non si richiede al cittadino né la tessera né il codice fiscale, emettendo così uno scontrino che non permetterà più la detrazione dei costi".

Cittadinanzattiva rivolge quindi un pressante appello:

- all'Agenzia delle entrate, perché semplifichi il percorso per la richiesta del tesserino sanitario. Oggi è infatti necessario rivolgersi all'Agenzia territoriale, fornire fotocopia della propria carta di identità e del codice fiscale. Solo così sarà emessa una tessera temporanea che permetterà l'emissione, in farmacia, del nuovo “scontrino parlante”, valido ai fini della detrazione. Chiediamo inoltre che, almeno fino a quando non sarà completata la diffusione a tutti i cittadini della tessera sanitaria, sia permessa la semplice esibizione del codice fiscale.

- ai farmacisti, affinché ricordino la necessità dell'esibizione del tesserino, anche con l'affissione di cartelli chiari all'ingresso e nelle prossimità delle casse. Chiediamo inoltre una moratoria sugli scontrini emessi da luglio a dicembre dell'anno appena passato. Sono molte le Agenzie territoriali che infatti richiedevano che, accanto al semplice scontrino, il farmacista emettesse un altro documento contenente la natura, la qualità e la quantità del farmaco più il codice fiscale ai fini della detrazione per l'anno 2007. Poiché in molti casi questo non è stato fatto, o addirittura si è consigliato di apporre il proprio codice fiscale dietro lo scontrino, temiamo che chi pagherà il conto di questa confusione sarà il cittadino, che molto probabilmente si vedrà contestate le cifre in detrazione proprio relative a questo tipo di scontrino. Come sempre la responsabilità ricadrà sui cittadini e non sui farmacisti inadempienti.

“Non è possibile accettare che per colpa dell'entrata in vigore di una normativa prima che tutti fossero in possesso della tessera sanitaria", ha dichiarato Teresa Petrangolini, segretario generale di Cittadinanzattiva, "i cittadini debbano subire per l'ennesima volta l'inefficienza della Pubblica amministrazione. Aggiungendo il danno economico alla inevitabile perdita di tempo” .

Fonte: Ufficio stampa Cittadinanzattiva 2008.


Un transessuale nel grande pirla 8

Non è ancora ufficiale, ma ormai certa la presenza di un transessuale tra i concorrenti dell'ottava edizione del Grande fratello che prenderà il via lunedì su Canale 5 in prima serata, condotto per la terza volta da Alessia Marcuzzi. Intanto tre aspiranti concorrenti sono già "rinchiusi" in una grande "bolla" trasparente a Roma, dove rimarranno fino a lunedì, quando il pubblico da casa deciderà chi di loro farà parte del reality.

FOTO: LA BOLLA - IL VIDEO - IL BLOG

Sulla presenza di un transessuale, anticipata nei giorni scorsi da Alfonso Signorini, i responsabili del programma continuano a mantenere la suspense, ma voci dal programma confermano la notizia. Di sicuro tra i 19 concorrenti del Gf8, la maggior parte dei quali scoprirà di essere stata scelta solo lunedì in diretta, c'è una famiglia siciliana di cinque persone (padre, madre e tre figli maggiorenni), alcune coppie, un papà separato con un figlio, una dottoressa, un impiegato, un imprenditore, un pugile, un meccanico, un muratore.

Un'altra novità tenuta in serbo dagli autori fino a poche ore fa è la grande "bolla" trasparente di otto metri per quattro allestita a Ponte Milvio, a Roma. All'interno ci sono già tre concorrenti "sottovetro" che rimarranno sotto gli occhi di tutti i romani e anche dei telespettatori che potranno osservarli dal pomeriggio in varie finestre di programmazione su Canale 5.

Poi, lunedì sera durante la prima puntata in diretta tv, il pubblico con il televoto decreterà chi dei tre si aggregherà ai concorrenti che vivranno all'interno di Cinecittà dove è stato allestito il nuovo "condominio" del Grande Fratello. I tre concorrenti sottovetro sono: Ali Ayach, 28 anni, libanese laureato in ingegneria meccanica alla Sapienza di Roma; Francesco Elia, 32 anni, di Castellana Grotte (Bari), laureato in scienze motorie e insegnante di Pilates; Andrea Bertoni, 34 anni, di Faenza, meccanico di trattori.

Nelle prime settimane dei 92 giorni che durerà il reality, i concorrenti dovranno fare gli operai. Infatti, la casa, trasformata quest'anno in un condominio, consistente in una villetta di tre appartamenti, è ancora un cantiere e gli aspiranti al montepremi di 500 mila euro dovranno finire di costruirla. Nel frattempo vivranno in un campeggio.


Vieri-Mutu e il toro sprofonda

La Fiorentina batte il Torino per 2-1 al Franchi nell’anticipo serale della diciannovesima giornata di serie A. La squadra di Novellino gioca una buona gara ma viene piegata da due calci di rigore, firmati Vieri e Mutu. Di Grella la rete del momentaneo pari granata. In classifica i viola si portano al quarto posto a 34 punti, scavalcando l’Udinese, mentre i torinesi rimangono malinconicamente fermi a 17, ad un passo dalla zona retrocessione.

Non è bastata la bella doppietta in Coppa Italia: per Pazzini c’è ancora la panchina. Prandelli preferisce affidarsi in attacco all'esperienza di Vieri e al dinamismo di Mutu. Novellino deve sperare nel colpaccio al Franchi: il suo Toro non vince da nove gare ed in trasferta in questa stagione non è mai riuscito a portare a casa i tre punti. Recoba è fuori, in attacco c’è il duo Di Michele- Bjelanovic.

L’avvio è blando, le due squadre si studiano e non affondano i colpi. I viola si fanno vivi dalle parti di Sereni al 18’, quando il portiere granata si oppone a un destro di Santana, propiziato alla perfezione da un lancio di Montolivo. Il Torino, con un pressing insistente a centrocampo, non si fa aggredire dai padroni di casa, che però non sembrano avere alcuna intenzione ad alzare il ritmo e rimangono cauti, preferendo controllare tatticamente la gara.

La partita scorre via senza emozioni: i viola mantengono l’iniziativa, i granata non si scoprono. Al 42’ l’unico brivido arriva da un potente calcio di punizione di Vieri, deviato in angolo da un difensore torinese: nel conseguente corner Sereni blocca un colpo di testa centrale di Mutu.

Nell’unico minuto di recupero la Fiorentina passa in vantaggio: Mutu viene atterrato in area da Di Loreto e Tagliavento fischia il rigore. Il contatto non è chiaro, ma il direttore di gara è ad un passo ed è irremovibile. Il rumeno lascia il penalty a Vieri, che trasforma con freddezza realizzando così il suo gol numero 200 con i club italiani.

L’intervallo non porta cambi. Il Torino mostra subito all’inizio della ripresa un altro piglio: i granata abbandonano la passività del primo tempo e si lanciano alla ricerca del pareggio. Ovviamente i viola hanno così più spazio e la gara si vivacizza. Al 12’ gli ospiti trovano il gol dell’1-1 con una splendida azione. Corini sulla trequarti calcia in area, Bjelanovic di sponda serve un liberissimo Grella, che con un diagonale trafigge Frey: palo e rete per l’italoaustraliano che festeggia sommerso dai compagni.

Dopo il pareggio la gara si velocizza: la Fiorentina cerca furiosamente di riportarsi in vantaggio, il Torino non rimane a guardare. Gli uomini di Prandelli impensieriscono Sereni al 19’ con Santana, ed al 23’ con Mutu, gli ospiti rispondono con un colpo di testa a girare di Bjelanovic. Primi cambi: dentro Jorgensen per i viola (via Montolivo) e Zanetti per i granata (fuori Barone).

Verso la mezz’ora la pressione della Fiorentina si fa incalzante: Mutu fa le prove del 2-1 con un bel colpo di testa, respinto da Sereni, poi viene agganciato in area da Lanna. Tagliavento non ha dubbi e decide per un nuovo penalty per i padroni di casa: questa volta batte il rumeno, che trasforma con un pregevole colpo morbido che spiazza Sereni.

Il Torino sembra demoralizzato e non riesce a reagire: i viola, attenti in copertura e padroni del centrocampo, comandano il gioco e non corrono rischi. Jorgensen sfiora il gol della sicurezza al 42’, quando ancora si oppone un ottimo Sereni, sono gli ultimi scampoli di partita.


Fantascienza? Le lenti a contatto del futuro

Non è fantascienza e neppure una versione rivisitata di classici film quali "Superman" o "Terminator": sono in arrivo i primi occhi bionici. Speciali lenti a contatto flessibili, dotate di circuiti elettronici e di un display Led, che consentiranno allo spettatore di zoomare su determinati scenari e - istantaneamente - ottenere tutte le informazioni necessarie sulla persona o l'oggetto presente nel campo visivo. Attraverso lo schermo virtuale, inoltre, si potrà persino navigare in Rete. Il traguardo verso il "super-occhio" sembra ora molto più vicino. Le possibilità d'uso nella vita di tutti i giorni sono infinite. Il team di ricercatori dell'Università di Washington, capitanati da Babak Parviz, sono infatti riusciti per la prima volta – utilizzando tecniche di lavoro in nanoscala - a dotare una lente a contatto biologicamente sicura di un microchip elettronico.


La lente testata sui conigli

IL TEST SUI CONIGLI - Il prototipo, già testato con successo sui conigli, è stato presentato in questi giorni al convegno dell' "Institute of Electrical and Electronics Engineers". Lo speciale supporto contiene un circuito e una serie di diodi che emettono luce rossa. «Guardando attraverso queste lenti è possibile vedere ciò che i circuiti elettronici stanno generando, sovrapposto alle immagini che arrivano dal mondo esterno», spiega in un comunicato Parviz, professore associato di ingegneria elettronica. «Per ora si tratta di un piccolo passo, ma già estremamente promettente. Saranno poi gli stessi utenti a scoprire tutti i possibili utilizzi di questo speciale supporto. Il nostro obiettivo, per ora, è stato solo quello di illustrare la tecnologia e dimostrare che funziona e che è sicura».

I POSSIBILI UTILIZZI - Gli impieghi potrebbero essere innumerevoli: dagli automobilisti, che non dovranno più fissare la strada ma avranno – per esempio – tutti i dettagli memorizzati sul display della lente; ai piloti d'aerei, che non saranno più costretti a guardare gli strumenti; dagli appassionati di videogiochi, che potranno immergersi quasi completamente nel mondo virtuale fino agli internauti che potranno portarsi praticamente il web dovunque. Il circuito, ha assicurato il professore, influisce minimamente sulla normale visione: c'è spazio a sufficienza perché l'occhio continui a svolgere il suo lavoro.


I PROBLEMI DA RISOLVERE - Prima di entrare in produzione restano, tuttavia, da perfezionare diversi dettagli importanti: dall'alimentazione, che potrebbe arrivare alla lente tramite onde radio e pannelli fotovoltaici; ai materiali elettronici, che sono estremamente delicati e nello stesso tempo potenzialmente tossici. Le prime applicazioni con solo qualche pixel, dice però Parviz, potrebbero essere disponibili molto presto.


Fiom: E' ancora caos

Orario, ferie, ma soprattutto salario e flessibilità. La mediazione del ministro del Lavoro Damiano per chiudere il contratto dei metalmeccanici non ha ancora ottenuto l’esito sperato. Ieri, dopo una giornata di trattative separate al ministero, i nodi della trattativa non erano sciolti, ma ci sono state aperture sia da parte dei sindacati che di Federmeccanica e il negoziato riprenderà stamattina alle 11. A tarda sera Damiano era ottimista: «Si sono fatti passi avanti, spero si possa chiudere nella sede naturale di confronto», cioè fra le parti e senza l’intervento di Palazzo Chigi. Si vociferava anche di un accordo per i prossimi due anni che potrebbe oscillare fra i 125 e i 130 euro al mese. «Lavoriamo a un’ipotesi conclusiva», ammette il leader della Uilm Antonino Regazzi. Cisl e Uil puntano decisamente all’accordo, che potrebbe concretizzarsi già oggi, ma molto dipenderà dall’esito della riunione notturna della segreteria e del comitato centrale dei metalmeccanici Cgil. Il segretario Gianni Rinaldini sembra intenzionato ad chiedere il via libera dalla sua organizzazione. Nel pomeriggio Raffaele Bonanni spiegava: «Spero nell’intesa, ma se così non sarà chiederemo il lodo al governo». Dalle parole del leader Cisl traspare il tentativo di spingere la Fiom, ma soprattutto la sua ala più dura, a non respingere la faticosa mediazione di Damiano.

Prima ancora che sui dettagli del contratto, il rinnovo dei metalmeccanici subisce l’inevitabile peso della tattica politica. Il rinnovo arriva a pochi giorni dall’inizio della trattativa per riformare il modello contrattuale in vigore dal 1993. Se il governo nel frattempo non cadrà, il rinnovo dei metalmeccanici sarà il prologo della partita che si giocherà subito dopo. I nodi ruotano attorno al binomio salario-produttività: Federmeccanica è pronta a dare più soldi in cambio di maggiore flessibilità.

La forchetta di aumento fra i 125 e i 130 euro varrebbe per i prossimi due anni. Ma poiché il contratto è scaduto la scorsa estate, di fatto le parti firmerebbero un rinnovo da due anni e mezzo. All’aumento secco andrebbero aggiunti almeno altri 130 euro l’anno per quei lavoratori che non possono contare sul contratto integrativo. Federmeccanica si è detta disposta ad erogare altri 250 euro forfettari per recuperare il ritardo, i sindacati potrebbero dire sì se la cifra salirà a 300 euro. La cifra finale dipenderà anche dai tempi per l’erogazione dell’aumento: prima arriverà, più facile per le sigle sarà concedere qualcosa a Federmeccanica.

L’altra variabile sono gli straordinari: ieri si ipotizzavano otto ore in più. Per le aziende con meno di 200 addetti si tratta di un sabato comandato in più all’anno, per quelle più grandi di due. I lavoratori, se necessario, dovrebbero rinunciare inoltre a un permesso all’anno, che potrebbe essere recuperato nell’anno successivo. Infine le ferie, obiettivo in questo caso legato alla parificazione del trattamento di operai e impiegati. Oggi un impiegato, dopo 18 anni di anzianità, può contare su cinque giorni di vacanze in più all’anno. L’ipotesi di mediazione è quella di concedere un giorno a entrambe le categorie dopo dieci anni, che salirebbero a quattro allo scoccare dei diciotto.


Serbie: Urne aperte alle presidenziali

L'affluenza alle urne e la posizione che assumerà l'attuale primo ministro serbo Vojislav Kostunica in sede di ballottaggio, il prossimo 3 febbraio, saranno determinanti per l'esito delle elezioni presidenziali serbe, in programma oggi. Nessuno dei nove candidati - stando alle previsioni della vigilia e a un sondaggio realizzato tra il 25 ed il 31 dicembre scorsi su un campione di 1.520 persone nel paese - può infatti aspirare a conquistare al primo turno la maggioranza necessaria a essere eletto e i due politici dati per favoriti si dovranno contendere la vittoria il 3 febbraio: in quella data, prevedono i sondaggi, gli elettori saranno chiamati a scegliere tra l'ultra-nazionalista euroscettico Tomislav Nikolic, del Partito Radicale serbo (SRS, il partito di Vojislav Seselj, sotto processo all'Aja per crimini di guerra) che tuttavia ha addolcito la sua retorica xenofoba e antioccidentale in occasione della campagna elettorale, e il filoccidentale presidente in carica Boris Tadic (che sconfisse Nikolic alle elezioni del 2004) del Partito democratico (DS), per il quale il futuro della Serbia è nell'Ue.

Nikolic e Tadic sono dati alla vigilia del voto rispettivamente al 21 e 19%. In sede di ballottaggio sarebbe Nikolic - spiega l'analista Srecko Mihajlovic, a capo del CeSID, (Centro per le elezioni libere e la democrazia), che ha realizzato il sondaggio - a beneficiare di un'eventuale e possibile scarsa partecipazione al voto, perché i suoi elettori sono meno soggetti al fenomeno dell'astensione di massa. "Una scarsa affluenza - tra i 3,2 ed i 3,5 milioni di elettori sui 6,7 di aventi diritto - gli garantirebbe la vittoria", afferma Mihajlovic.

Stando ancora all'esito dei sondaggi, l'attuale presidente Boris Tadic potrebbe farcela solo se tutti i partiti della coalizione di governo (Partito democratico serbo di Kostunica, Partito democratico di Tadic e G17 plus) e con essi il movimento filoccidentale Partito Liberaldemocratico, all'opposizione, lo sostenessero. Kostunica però - che proprio sulla convocazione delle elezioni presidenziali si è scontrato a lungo con Tadic perché contrariamente a quest'ultimo e diversamente da come poi è avvenuto avrebbe voluto rimandare l'annuncio sul voto a una data successiva al 19 dicembre, giorno in cui il Consiglio di Sicurezza era chiamato a dibattere del Kosovo - al primo turno appoggerà il suo ministro, il populista Velimir Ilic - leader del Partito Nuova Serbia, suo stretto alleato - dato attualmente al 4% delle preferenze. Resta dunque da vedere cosa farà al secondo turno.

Occhi dunque puntati su Belgrado, anche in attesa dei prossimi sviluppi sul Kosovo: fino al 3 febbraio è difficile che Pristina prenda una decisione formale sull'indipendenza e anche l'Unione europea - questo quanto emerso negli ultimi giorni - dovrebbe attendere la conclusione delle elezioni presidenziali serbe per dare il via libera formale al dispiegamento della missione civile Ue in Kosovo - una missione composta da 1.800 persone tra poliziotti e giuristi che dovrebbe condurre progressivamente a una indipendenza sorvegliata della provincia - in modo da non intervenire nel pieno delle elezioni presidenziali.

Sullo sfondo, le varie indiscrezioni sul dopo-indipendenza, dalla presunta intesa Usa-Germania per procedere al riconoscimento della provincia fin da subito - rivelata dall''International Herald Tribune' - al piano di azione adottato da Belgrado per far fronte a una dichiarazione unilaterale di Pristina. Piano segreto ma il cui contenuto è in parte trapelato: tra le altre misure che l'esecutivo di Belgrado - che ha comunque escluso il ricorso alla violenza - avrebbe deciso di adottare figura il declassamento delle relazioni diplomatiche con i paesi che riconosceranno l'indipendenza.

Tra i candidati alle presidenziali serbe, solo uno, il liberale Cedomir Jovanovic, afferma apertamente che la Serbia deve compensare con la perdita della provincia del Kosovo i propri errori passati. Jovanovic tuttavia come gli altri sette candidati che sono dati per perdenti, non raccoglierà al primo turno più del 4-5% dei voti, assicurano i sondaggi. Sul tema del Kosovo i due candidati dati per favoriti ritengono che la provincia a maggoranza albanese deve restare in territorio serbo e non può dunque aspirare all'indipendenza da Belgrado.


Il partito democratico corre da solo

"Con qualsiasi sistema elettorale, il Pd correra' da solo". Walter Veltroni lancia la sua sfida ad alleati e avversari e invita Silvio Berlusconi a fare altrettanto.
Immediate le reazioni, negative, delle altre forze politiche dell'Unione, a cominciare da Rifondazione che avverte: "Cosi' destabilizzi il governo". Il leader del Pd parla a Orvieto, al convegno dei liberal del partito, e dice chiaro e tondo: "Quale che sia il sistema elettorale, correremo da soli" suggerendo al leader di Fi di fare lo stesso: "Abbia lo stesso coraggio, riconosca che con Udc, An e Lega ci sono delle differenze e dica quello che ho detto io".

Da Rifondazione si esprime preoccupazione per l'uscita di Veltroni proprio in un momento cosi' delicato per il governo chiamato a prove impegnative la prossima settimana in Parlamento, ma dal punto di vista politico, nessun timore, anzi la "sfida di Veltroni mostra l'urgenza di unire la sinistra", dice il segretario Franco Giordano. Insorgono anche gli altri partiti della sinistra, Verdi e Pdci, e anche da Di Pietro, ma Veltroni viene duramente attaccato anche da esponenti del suo partito: Rosy Bindi lo accusa, seppur velatamente, di prepararsi alle elezioni anticipate mentre Arturo Parisi critica l'ipotesi di sfasciare la coalizione perche' il Pd non puo' pensare di avere la maggioranza assoluta dei voti: "Un partito che fa questa affermazione si riserva di decidere le alleanze al di fuori della prospettiva elettorale. Di farle e disfarle in Parlamento".

Dal centrodestra Gianfranco Fini si dice convinto che Berlusconi non cadra' nella trappola di Veltroni, a suo avviso infatti "per Forza Italia rinnegare i valori unitari della Cdl sarebbe un suicidio politico oltre che elettorale". Il leader di Forza Italia non si sbilancia e all'ipotesi di andare da solo al voto replica con una "vedremo. La situazione nella sinistra e' molto diversa da quella del blocco liberale - spiega Berlusconi -: la sinistra deve fare i conti con una sinistra estrema, radicale, antagonista, mentre nel centrodestra esiste una comunione di valori che e' certamente diversa".

Le sorti del governo per il vicepremier Francesco Rutelli, sono ormai decisamente legate all'accordo sulla legge elettorale, perche' il referendum potrebbe portare ad una crisi. Anche l'altro vicepremier, Massimo D'Alema, oggi in un'intervista, aveva sollecitato a non perdere l'occasione della bozza Bianco per fare una riforma a breve. E dai partiti che piu' osteggiano l'ipotesi referendaria, Udc e Prc, arriva una esortazione ad andare avanti con l'intesa al Senato. Pier Ferdinando Casini si rivolge a "Veltroni e Berlusconi" perche' "trovino un compromesso", mentre Giovanni Russo Spena chiede al leader del Pd ad impegnarsi per il voto di martedi' al Senato sulla bozza Bianco, senza ulteriori modifiche, che il Prc non accetterebbe.


giovedì 17 gennaio 2008

Verdone Rinuncia al David

Dopo le polemiche sorte in questi giorni intorno alla partecipazione del film 'Grande, grosso & Verdone' ai David di Donatello, Carlo Verdone fa marcia indietro. L'attore e regista afferma infatti che se la sua richiesta di procrastinare di una settimana il termine ultimo di uscita in sala in modo da farlo partecipare deve essere considerata un 'aiuto' ci rinuncia, parteciperà l'anno prossimo.


Nei giorni scorsi Verdone aveva chiesto a Gian Luigi Rondi, presidente dei premi David, di spostare dal 29 febbraio al 7 marzo il termine ultimo dell'uscita in sala di un film per poter concorrere all'assegnazione di David, in modo che 'Grande, grosso & Verdone' potesse rientrare nei termini. La richiesta era stata accolta, ma subito erano scoppiate le polemiche. Tra gli altri, Paolo Virzì, il cui nuovo film 'Tutta la vita davanti' uscirà in sala il 14 marzo aveva detto che la decisone ''avvantaggia una sola persona''.



''Se questa richiesta di deroga deve esser considerata come un aiuto a Carlo Verdone - dice il regista - insieme al produttore De Laurentiis chiediamo di ritenere nulla la proposta di deroga. E quindi di partecipare per l'edizione successiva e non per l'attuale. Ritengo veramente umiliante veder scritto che avrei bisogno di aiuto. Non ho mai avuto bisogno di spinte e di aiuti da parte di nessuno in tutta la mia carriera. L'aiuto l'avrò solo ed esclusivamente dal film che ho fatto e del quale sono fiero. E ritengo molto dannoso non solo per me ma per i miei colleghi,in un momento in cui il Cinema Italiano è vivo e in straordinaria ripresa, accendere polemiche inesistenti e creare dissapori proprio in una fase in cui abbiamo preso a frequentarci e a batterci per la nostra cinematografia''.



Verdone ci tiene però a puntualizzare due cose: ''la prima è che dal 20 febbraio al 29 febbraio il mio film avrebbe avuto più di 12 programmazioni serali a pagamento (inserite nel Cinetel) nell'ambito di una capillare promozione. E quindi non classica 'furbata' della precipitosa proiezione per attestare una 'data di comodo'! La seconda è che in passato sono state chieste identiche deroghe da chi oggi contesta questa richiesta del mio produttore. Ma con signorilità e rispetto, ritengo di mantenere un'atmosfera pacifica di collaborazione con i miei colleghi che stimo e per i quali tifo''.


Si "incazza" De Laurentis

E’ polemica in casa Napoli dopo il pareggio con la Lazio che e` costato il passaggio ai quarti di Coppa Italia. Il presidente Aurelio De Laurentiis, nel dopo partita attacca il proprio allenatore Edy Reja: ”La Coppa Italia poteva portarci in Europa. Ma evidentemente qualcuno non la pensava cosi`. Se si vuole perdere si gioca proprio come ha fatto il Napoli stasera. Certi cambi non si fanno solo nella ripresa, dopo aver incassato l`1-0. Poi il Napoli ha bisogno di essere caricato, di entrare in campo piu` arrabbiato. Forse Lotito parla con i giocatori, mentre io non lo faccio. Comunque adesso e` andata, pensiamo al campionato”.

Battuta al vetriolo anche per il dg Pierpaolo Marino: `Mercato? Io vorrei prendere due ali, ma mi si dice che il Napoli vada bene cosi`. Io sto zitto e registro tutto. Vogliono giocare cosi`? Almeno vincano, perche` io voglio vincere”.


Il David non si muove!

Soprintendenti contrari al trasferimento
La direttrice dell´Accademia: "Deve rimanere nella Tribuna che gli è stata costruita intorno, quello è il suo contesto"
Gli agenti di viaggio associati a Confindustria: "Va bene, purché non sia messo in un posto scomodo"

Contrari tanti, favorevoli pochi, tiepidine le istituzioni, ostili le soprintendenze. L´idea lanciata dall´assessore regionale alla Cultura Paolo Cocchi di spostare il David di Michelangelo dall´Accademia al futuro Parco della musica della Stazione Leopolda non convince ma fa discutere. «In fondo è quello che volevo», spiega lo stesso Cocchi, «la mia idea è un invito al dibattito, un´offerta per intavolare un discorso sul turismo sostenibile e il decongestionamento del centro storico. Su questi temi stanno lavorando molte regioni europee a vocazione turistica, che si pongono l´obiettivo di far crescere il numero dei visitatori evitando di concentrarli in pochi luoghi. La mia non è una provocazione: ho intenzione di mettere a disposizione delle risorse perché Comune e il ministero individuino un percorso, scegliendo alla fine la destinazione più idonea». Rutelli per il momento tace. Parla al suo posto il sottosegretario ai Beni culturali Andrea Marcucci: «Ritengo che al momento non sia possibile formulare alcun giudizio rispetto all´ipotesi di Cocchi», si limita a dire. «Prima di entrare nel merito di questa come di eventuali altre proposte, desidero comunque sottolineare che il ministero deve far valere in primo luogo le ragioni della tutela, della salvaguardia e della sicurezza dell´opera d´arte». Il sindaco di Firenze Leonardo Domenici concorda sulla necessità di affrontare la questione dell´alleggerimento di certe direttrici del centro di Firenze: «Nella sua lettera Cocchi individua nella tramvia il simbolo di un cambiamento contro la retorica dell´immobilismo e introduce il concetto di turismo sostenibile. Si può discutere di questo e di altro ma c´è un tempo per ogni cosa. Oggi non è questa la priorità. Anche Martini, che ho sentito per fissare presto un incontro tra la giunta comunale e regionale, concorda sul punto». L´assessore alla Cultura di Palazzo Vecchio Giovanni Gozzini ha più entusiasmo: «La Leopolda entro il 2011 sarà un´area completamente nuova, perché non arricchirla con un´offerta culturale importante?». E´ sulla stessa linea Francesco Giambrone, sovrintendente del Maggio musicale: «Decentralizzare i capolavori è un´idea molto intelligente e tanto più intelligente è creare un tessuto culturale artistico proprio dove sorgerà il nuovo teatro del Maggio». E il presidente della commissione cultura di Palazzo Vecchio Dario Nardella raccomanda di non aprire inutili polemiche: «Si raccolga, per quanto possibile, il senso costruttivo di questa proposta, che suscita interesse soprattutto per la parte in cui pone al centro il problema di una gestione dei flussi turistici meno congestionante per il centro storico di Firenze. Non si tratta di mandare a casa i visitatori ma di proporre un´offerta turistico-culturale più articolata nel territorio fiorentino».
Ma non la pensano affatto così funzionari della soprintendenza, storici dell´arte e direttori di musei. In primis Franca Falletti, direttrice della Galleria che è la "casa" del David: «Deve rimanere nella Tribuna che gli è stata costruita intorno, quello è il suo contesto, a pochi passi dall´Opera del Duomo dove è stato scolpito e da Piazza Signoria dove fu collocato. Capisco la necessità di creare altri poli di attrazione turistica a Firenze ma facciamolo con l´arte contemporanea». Dello stesso parere il direttore regionale dei Beni culturali Mario Lolli Ghetti: «La collocazione del David accanto ai Prigioni è storica, impensabile fare un passo indietro». Il direttore dei Musei Vaticani Antonio Paolucci sbotta: «E´ una realtà storica importante e splendente che non va toccata». Il critico Achille Bonito Oliva è perentorio: «Sarebbe un errore sottrarlo alla sua dimora, una beffa bella e buona». Cristina Acidini, soprintendente del Polo museale fiorentino boccia Cocchi: «Il David non si sposta per rilanciare un´area della città. Il suo trasferimento non può essere oggetto di una proposta estemporanea». Il trasferimento della statua è un´idea "antistorica" secondo Carlo Sisi, ex direttore della Galleria d´arte moderna di Pitti, «perché la Tribuna fu edificata per il David». Lo stesso dice Paola Grifoni, soprintendente ai monumenti: «Sono assolutamente contraria. Basta usare il passato, è segno che non siamo in grado di sviluppare il nostro futuro». James Bradburne, direttore della Fondazione Palazzo Strozzi sostiene che «per il sovraffollamento turistico serve un piano strategico». Ecco il tema da discutere, precisa il direttore del l´Istituto e Museo di storia della Scienza Paolo Galluzzi: «E´ positivo tornare a ragionare sull´opportunità di distribuire in modo diffuso grandi segnali del patrimonio culturale». E se il presidente di Aia Federalberghi Paolo Giacalone ritiene che «spostare pezzi di città non serva a nulla se non ci sono vere alternative turistiche al centro storico», il presidente nazionale di Assotravel di Confindustria Andrea Giannetti dice sì allo spostamento «purché il David sia messo in un posto comodo per arrivarci».
Nell´aula del consiglio regionale il capogruppo di An Maurizio Bianconi domanda sbigottito «come mai prima di formulare una proposta del genere Cocchi non abbia sentito il bisogno di interpellare la soprintendenza». Il senatore di Forza Italia Paolo Amato, che si era incatenato alla porta degli Uffizi per protestare contro il trasloco in Giappone dell´Annunciazione di Leonardo, è scatenato: «Il David rimanga dov´è. Dove alloggia in piena sicurezza ed è ammirato da più di un milione di turisti ogni anno. La proposta di Cocchi è un´idea bizzarra, da rigettare, che mi auguro non abbia alcun seguito. Traslocare il capolavoro di Michelangelo non è altro che un´operazione promozionale a sfondo (17 gennaio 2008)
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immobiliare, con il solo scopo di impreziosire il progetto del nuovo Auditorium del Maggio Musicale».


Sono finite all'asta le palline di piazza di spagna

ROMA - Le sfere colorate lanciate mercoledì dalla scalinata romana di Trinità dei Monti hanno invaso in pochi secondi Piazza di Spagna. Tra la stupore dei turisti e dei passanti. All'indomani del nuovo colpo dell'autore di «rosso-Trevi», il tintore della Fontana di Trevi Graziano Cecchini, quello che più stupisce però è che già a poche ore dal lancio artistico le palline sono apparse su eBay.it. Il più veloce è stato un venditore di Roma che, poche ore dopo il lancio, si è precipitato a casa per vendere le palline raccattate, a ben 50 euro l'una.

SI PARTE DA UN EURO A PEZZO - Due ore dopo, un altro utente ha messo in asta la sua unica pallina rossa recuperata: «di un rosso acceso che infonde positività» sottolinea l'inserzione. Ma c'è anche chi, da Piazza di Spagna, se ne è andato via con i sacchi: un utente ben organizzato giovedì mattina ha messo in vendita il suo bottino di ben 38 palline. Il costo delle palline? Si parte da un euro a pezzo. Le meno ricercate sono quelle rosse perchè la maggior parte delle palline lanciate da Cecchini erano di questo colore. Più rare e quindi anche più care quelle verdi, gialle, blu, celesti e arancioni.

CONVALIDA DEI TRE FERMI - E mentre le sfere di plastica fanno il giro del mondo grazie alla Rete, diventando quasi un oggetto di culto, per Graziano Cecchini e per i suoi complici Daniele Pinti e Michael Rosselli, accusati di interruzione di pubblico servizio per aver riversato le 500mila sfere colorate è stata decisa la convalida del fermo, oltre che la remissione in libertà per insussistenza di esigenze cautelari. Il giudice ha concesso al difensore dei tre indagati, Antonio Pompò, i termini a difesa. Il processo, che si svolgerà con il rito direttissimo, è stato rinviato al 21 aprile prossimo.


Confermato baco su excel dalla microsoft

Microsoft ha confermato la scoperta di una vulnerabilità in molteplici versioni di Excel, che potrebbe aprire la via a terzi per eseguire codice dannoso sul sistema dell'utente. La criticità sarebbe causata da una scorretta gestione da parte del programma delle informazioni memorizzate nell'intestazione del file.

Stando al bollettino che lo ha reso noto, il problema riguarda le versioni: Excel 2003 Service Pack 2, Excel Viewer 2003, Excel 2002, Excel 2000 ed Excel 2004 per Mac.

Il suggerimento per tutti è di evitare l'apertura di documenti in formato "xls" fino a quando Microsoft non avrà rilascerà una patch risolutiva.

Agli utenti di Excel 2003 si suggerisce l'utilizzo di "Moice" (Microsoft Office Isolated Conversion Environment) per aprire in modo sicuro qualsiasi tipo di documento.


Banca Centrale: Rischio inflazione sempre più alto

ROMA - I salari rappresentano uno dei rischi al rialzo per l'inflazione: è per questo che "é indispensabile che tutte le parti coinvolte mostrino senso di responsabilità". La Bce, si legge nel Bollettino mensile, "segue con particolare attenzione le trattative salariali nei paesi dell'area euro" e reputa necessario "eliminare qualsiasi forma di indicizzazione delle retribuzioni nominali ai prezzi".

"Le prospettive per l'andamento dei prezzi a medio termine sono soggette a rischi al rialzo, connessi fra l'altro alla possibilità di una crescita salariale più vigorosa rispetto alle aspettative correnti, tenendo conto dei vincoli di capacità e dei positivi andamenti nei mercati del lavoro. Inoltre, il potere delle imprese nel determinare i prezzi, segnatamente nei segmenti di mercato a bassa concorrenza, potrebbe risultare maggiore del previsto", spiega la Bce, sottolineando che "al momento, è indispensabile che tutte le parti coinvolte mostrino senso di responsabilità e che siano evitati effetti di secondo impatto sul processo di formazione dei salari e dei prezzi connessi agli attuali tassi di inflazione". "Il Consiglio direttivo ritiene che ciò sia assolutamente essenziale al fine di preservare la stabilità dei prezzi - prosegue la Bce - nel medio periodo e quindi il potere d'acquisto di tutti i cittadini dell'area euro. Esso segue con particolare attenzione le trattative salariali nei paesi dell'area. Occorre eliminare qualsiasi forma di indicizzazione delle retribuzioni nominali ai prezzi. Infine potrebbero manifestarsi ulteriori rincari del petrolio e dei prodotti agricoli in prosecuzione della forte tendenza al rialzo osservata negli ultimi mesi, nonché incrementi dei prezzi amministrati e delle imposte indirette in aggiunta a quelli previsti finora".

FORTI PRESSIONI AL RIALZO SU PREZZI, PRONTI AD AGIRE
L'inflazione a breve termine è soggetta a "forti pressioni al rialzo" e la Bce è pronta "ad intervenire in via preventiva al fine di evitare il concretizzarsi di effetti di secondo impatto e rischi al rialzo per la stabilità dei prezzi a medio termine". E' quanto ribadisce l'Eurotower nel Bollettino mensile, sottolineando che l'ancoraggio delle aspettative di inflazione su livelli in linea con la stabilità dei prezzi "riveste la massima priorità". Le pressioni al rialzo "sono riconducibili principalmente ai forti aumenti dei prezzi del petrolio e dei beni alimentari registrati negli ultimi mesi", spiega la Bce, secondo la quale l'inflazione si manterrà "nettamente al di sopra del 2%" nei prossimi mesi, per poi "gradualmente" tornare "su valori moderati nel corso del 2008".

RISANAMENTO CONTI LENTO, SERVONO POLITICHE PIU'AMBIZIOSE
La Bce prevede un incremento del rapporto fra disavanzo e pil nel 2008 nell'area euro "malgrado molti paesi non abbiano raggiunto solide posizioni di bilancio. Si profila chiaramente il rischio che alcuni stati non riescano a soddisfare le disposizioni del meccanismo preventivo del Patto di stabilità e crescita, compromettendo in tal modo la sua credibilità". Lo afferma l'Eurotower nel Bollettino mensile, sottolineando che "nel 2008 per alcuni paesi che presentano squilibri di bilancio l'entità del risanamento sarà inferiore al minimo richiesto, pari allo 0,5% del pil in termini strutturali. Occorrerà attuare politiche molto più ambiziose affinché tutti gli stati raggiungano gli obiettivi di medio termine al più tardi entro il 2010, in linea con l'impegno assunto nell'aprile dello scorso anno".

PRODUTTIVITA' RALLENTA, SERVONO RIFORME STRUTTURALI
Il tasso medio di crescita della produttività del lavoro nell'area euro "é rimasto intorno all'1,3% l'anno" dal 1995 nell'area euro, "con un sostanziale rallentamento rispetto agli anni Ottanta e ai primi anni Novanta, mentre l'economia statunitense è stata interessata da una notevole ripresa della produttività". Per invertire questo trend, suggerisce la Bce, "un'importante precondizione è accrescere la flessibilità delle economie dell'area euro mediante ulteriori riforme strutturali". Le politiche economiche - osserva l'Eurotower - devono fare "la loro parte nella risoluzione dele cause del rallentamento della produttività europea, mediante un'attuazione tempestiva e risoluta dell'agenda di Lisbona". Il divario creatosi fra area euro e Stati Uniti è in "gran parte ascrivibile - afferma la Bce nel Bollettino mensile - ai diversi tassi di adozione delle nuove tecnologie nei settori tradizionali dell'economia. Le imprese dell'area euro non sembrano aver saputo cogliere appieno i vantaggi delle nuove tecnologie, in linea con l'ipotesi che queste ultime producano l'impatto indiretto maggiore sulla crescita della produttività, inducendo ulteriori innovazioni nei processi gestionali, nelle procedure e nelle strutture organizzative e promuovendo innovazioni complementari". "Accrescer la flessibilità delle economie dell'area dell'euro mediante ulteriori riforma strutturali è un'importante precondizione per favorire un'inversione del declino della produttività. Allo stato attuale - constata la Bce - non vi sono chiari segnali di un'inversione di questa tendenza negativa, sebbene alcuni elementi supportino l'ipotesi che il rallentamento potrebbe aver segnato una battuta d'arresto". "E' importante che i governi accelerino l'attuazione di riforme strutturali per accrescere la conoscenza e l'innovazione, la competitività e la flessibilità del mercato del lavoro. Tali riforma sono cruciali per aumentare la produttività e promuovere le opportunità di occupazione nell'area euro", sostiene quindi la Bce, osservando come "le politiche strutturali sono fondamentali per poter cogliere i benefici potenziali della globalizzazione e agevolare l'adeguamento della stessa. Adeguate riforme strutturali restano particolarmente importanti allo scopo di accrescere la competività dell'area. Fra queste figurano in particolare le politiche di sostegno all'istruzione, alla ricerca e all'innovazione nonché quelle intese a promuovere un ordinato aggiustamento dell'economia in un contesto dinamico".


Gara in metropolitana a Instambul

Il Gruppo Astaldi, in qualità di capofila di un raggruppamento di imprese, è risultato primo in graduatoria nella gara pubblica internazionale per la realizzazione in general contracting di una nuova linea metropolitana ad Istanbul, in Turchia. La commessa, si legge in un comunicato, ha un valore complessivo di 751 milioni di euro, di cui il 42% in quota Astaldi.
Il contratto prevede la realizzazione di una nuova linea metropolitana a doppio binario che si estenderà in galleria per circa 20 km, con 16 stazioni, lungo il tracciato Kadýköy-Kartal, e comprende la fornitura degli impianti elettromeccanici e di segnalamento. L'avvio delle opere è previsto già a partire dalla seconda metà del 2008, una volta espletate le ultime attività propedeutiche alla firma del contratto. La durata dei lavori è prevista pari a 3 anni.
La nuova linea metropolitana Kadýköy-Kartal è il progetto più significativo gestito negli ultimi anni dalla Municipalità di Istanbul e per Astaldi rappresenterebbe un pieno riconoscimento di quanto già realizzato nel Paese e della leadership del Gruppo a livello internazionale e nel settore delle infrastrutture di trasporto metropolitano.
Il Gruppo Astaldi è attivo in Turchia ininterrottamente dal 1985 e ha già realizzato un tratto rilevante dell'autostrada Istanbul-Ankara, una sfida progettuale ed esecutiva attuata con le più innovative tecniche di costruzione esistenti.
Nel settore delle metropolitane, il Gruppo si è già aggiudicato i lavori per la realizzazione in general contracting della Linea C della metropolitana di Roma e il project finance per la realizzazione e successiva gestione della Linea 5 della metropolitana di Milano. È inoltre impegnato nella realizzazione di nuove tratte metropolitane a Brescia, Napoli e Genova e ha già portato a termine significativi progetti a Napoli, Roma, Copenaghen e Caracas.


La Sun (quella del Java) acquista mysql

La società californiana ha concluso l'accordo al prezzo di 1 miliardo di dollari. Sql è impiegato come piattaforma software anche da Facebook, Google, Nokia e China Mobile
Sun Microsystems, la società della Silicon Valley nota per aver sviluppato il codice di programmazione Java, ha concluso un accordo per acquistare al prezzo di 1 miliardo di dollari MySql Ab, la società con sede a Stoccolma che ha creato il linguaggio per database Sql. La notizia è stata data dai vertici di Sun e riafferma il ruolo della società tra i principali operatori nell’industria dei produttori di software.

Con questa acquisizione, infatti, Sun avrà la possibilità di espandere l’utilizzo del database Sql, rendendolo adatto anche a nuove applicazioni. Sql è già impiegato come piattaforma software da moltissimi siti Internet e società informatiche, tra cui Facebook, Google, Nokia e China Mobile.

«Questo investimento rappresenta una straordinaria possibilità», ha spiegato Jonathan Schwartz, amministratore delegato di Sun. «Forniremo la tecnologia necessaria ai grandi operatori del Web, ma anche alle società che investono in settori più tradizionali». La società californiana ha fatto sapere che per il controllo del capitale di MySql pagherà 800 milioni di dollari in contanti e 200 milioni di dollari in obbligazioni.


Un cadavere sui binari di Varese

Potrebbe trattarsi di un suicidio la morte di un uomo il cui cadavere e' stato rinvenuto stamani accanto ai binari della linea che collega Cavaria con Premezzo e Gallarate, in provincia di Varese. Il corpo dell'uomo e' stato avvistato attorno alle 7.30 e il traffico ferroviario per un'ora e' stato bloccato in entrambe le direzioni, poi e' ripreso su un solo binario fino attorno alle 11.00 quando sono stati riattivati entrambi i sensi di marcia. Il primo convoglio arrivato dopo il rinvenimento del cadavere e' stato fermato e i pendolari diretti verso Milano hanno dovuto utilizzare mezzi alternativi. Secondo la polizia ferroviaria la vittima e' un 52enne di cittadinanza italiana. Pur privilegiando l'ipotesi del suicidio, gli inquirenti non escludono altre possibilita'.
Ieri si era suicidata un'altra donna sdraiandosi sui binari all'arrivo di un treno delle Ferrovie Nord vicino alla stazione di Abbiate Guazzone, sempre in provincia di Varese


Berlusconi preferisce il referendum.. noi preferiremmo..

Crepe nel dialogo sulle riforme. A provocarle, guarda caso, è Silvio Berlusconi. Dopo il sì della Consulta all’ammissibilità dei quesiti referendari, il leader del Ppl “molla” Veltroni. «È meglio il referendum che questa bozza Bianco», taglia corto, mandando all’aria settimane di mediazione. «Per me – aggiunge - il referendum è uno sbocco necessitato».

A meno che, per parafrasare il premier Romano Prodi, tra due ore non cambi idea, Berlusconi ha scelto la strada del referendum. E parla anche a nome del Pd: «Neanche il Pd – sentenzia – può volere questa bozza Bianco che è stata ribaltata». Non nega esplicitamente la disponibilità al dialogo, anzi, dice «la riconfermiamo qui, a condizione però che non si ribaltino i principi sui quali si era avviato il dialogo». Tutto e il contrario di tutto.

Il testo Bianco è ribaltato perché, secondo lui, la versione riveduta e corretta «è esattamente il contrario dell'idea da cui eravamo partiti, e cioè dotare il paese di una legge elettorale che garantisse a due grandi partiti di non essere ricattati dalle piccole formazioni». Quindi, si vada al voto, visto che la proposta del referendum – così dice Berlusconi alle 16 di giovedì – «porta comunque al miglioramento» del sistema di voto. Ma subito dopo lancia un appello a Veltroni: «Intervenga per cambiare la bozza Bianco, ritorni ai principi che avevamo enunciato con il testo Vassallo e continuiamo il dialogo».

Rapidissime, quanto diametralmente opposte, le reazioni dei suoi alleati: «Mi auguro che non faccia saltare tutto», auspica il leader Udc, Pier Ferdinando Casini. Mentre Fini prima valuta come «certamente positivo» il fatto che Berlusconi giudichi il referendum «una via percorribile per una nuova legge elettorale». Poi, quando sente l'appello a Veltroni avverte: «Berlusconi sa che se si torna al 'vassallum', noi non siamo disposti a votarlo».

Il Cavaliere chiude la giornata ammiccando a Mastella. «In questo partito possono starci tutti quelli di cui la gente ha fiducia», ha spiegato, ribadendo il suo feeling con il ministro dimissionario che «ha detto sui giudici cose che io dico da 14 anni».


Mastella (fortunatamente) conferma le dimissioni

E' il giorno più difficile per Clemente Mastella, che conferma le dimissioni da ministro della Giustizia ed annuncia che l' Udeur passa ad appoggiare dall'esterno il governo Prodi e la giunta Bassolino, ma lui prova a trasformarlo in una giornata di gloria. Alla conferenza stampa convocata di mattina all' Hotel President di Benevento ci sono alcune centinaia di sostenitori ad accoglierlo con applausi e cori, una trentina di sindaci della provincia con le fasce tricolori, striscioni e cartelli, parlamentari e consiglieri regionali dell' Udeur. Al suo arrivo Mastella appare disteso: stringe qualche mano, saluta qualcuno, e - scortato da un drappello della polizia penitenziaria - entra in un salone sovraffollato, dove per ascoltarlo bisogna sedersi a terra. Il tono di voce è quello fermo di chi controlla le emozioni ed ha già assunto le proprie decisioni. Che non ritirerà le dimissioni lo ha già anticipato alle agenzie prima della conferenza stampa, ma lo ribadisce subito, cominciando una conferenza stampa-monolgo di quasi un' ora. "Ho parlato con Prodi, non voglio sentirmi uno della casta, ma un cittadino comune".

Difende con forza la moglie Sandra Lonardo, che è agli arresti domiciliari nella villa di famiglia: "dimostrerà la propria innocenza. La sua moralità é talmente alta , che mesi fa ha subito un attentato alla propria vita". Subito il leader dell' Udeur annuncia le conseguenze del terremoto giudiziario che lo ha colpito, di quella che definisce "la crisi del sistemà. "Daremo l' appoggio esterno al governo, ma saremo esigenti sui valori, sulla politica estera, sulla legge elettorale. Non ci siamo nel governo, come non ci siamo alla Regione Campania". E ad un giornalista che lo avvicina a fine conferenza stampa aggiunge: "Non indicheremo alcun ministro della giustizia a Prodi". I toni nei confronti della magistratura sono più pacati rispetto all' intervento alla Camera di ieri, ma sempre fermi. "Ho rispetto per i pm, ma dico agli italiani di non fidarsi di gip che prima arrestano degli incensurati e poi si dichiarano incompetenti a giudicare". "Ci vorrebbe un rispetto di carattere costituzionale - aggiunge - e invece se un gruppo di magistrati decide di mandare a casa un governo può farlo. Questa è crisi del sistema".

Parole dure nei confronti del procuratore di S. Maria Capua Vetere, Mariano Maffei: "un giudice deve applicare la legge, ma nella scuola per i magistrati, quello che ha detto ieri andrebbe proposto come esempio di quanto non si deve fare". Nel pomeriggio Mastella ha riunito lo stato maggiore del partito nella villa di Ceppaloni. Ci sono Mauro Fabris, Tommaso Barbato, Nuccio Cusumano, Pasquale Giuditta, Antonio Satta. Restano per quasi tre ore. Davanti alla villa si radunano una cinquantina di donne dell' Udeur guidate da Anna Paola Voto, segretaria di Sandra Lonardo. Lui esce commosso a ringraziarle. Poi replica a Di Pietro: "Non accettiamo lezioni di moralità". E per domenica le donne annunciano un presidio di massa, con gazebo e bandiere.


Parigi: Concluso il processo con condanna

Parigi - Si è concluso con la condanna al pagamento di un risarcimento record il primo grande processo per una catastrofe ambientale in Francia. Dopo sette mesi di udienze e quattro mesi di camera di consiglio sul naufragio della petroliera Erika, affondata nel dicembre 1999 nel golfo di Guascogna, il Tribunale di Parigi ha condannato in solido il gruppo petrolifero franco-belga Total, il Registro italiano navale (Rina), l’armatore dell’Erika Giuseppe Savarese e il gestore tecnico Antonio Pollara, della Panship, al pagamento di un indennizzo di 192 milioni di euro alle 101 parti civili (fra le quali lo Stato francese, le regioni Bretagna, Pays-de-Loire e Poitou-Charentes, i dipartimenti di Finistere, Morbihan, Loira-Atlantico e Vandea e una decina di comuni) che si erano costituite.

La condanna in solido consente alle parti civili di chiedere l’intero risarcimento a uno dei condannati, che potrà poi esigere la loro quota agli altri. È molto probabile che si rivolgano a Total, di gran lunga il più ricco, dei condannati, che ha registrato profitti record negli ultimi anni (12,58 miliardi di euro per il solo 2006). Il Tribunale, che per la prima volta in Francia ha riconosciuto l’esistenza di un «pregiudizio ambientale» (un principio destinato a fare giurisprudenza), ha stabilito che venissero indennizzate anche alcune associazioni ambientaliste, come la Lega per la protezione degli uccelli, il WWF e Greenpeace.

Inquinati 400 km di costa Il naufragio dell’Erika, che batteva bandiera maltese e trasportava 37.000 tonnellate di olio combustibile, provocò l’inquinamento di 400 chilometri di coste e la morte di oltre 150.000 uccelli marini. Il Tribunale ha anche condannato Total e il Rina a 375.000 euro di multa ciascuno e Savarese e Pollara a 75.000 euro di multa. Per il Tribunale Total, cui apparteneva il petrolio trasportato dall’Erika, non avrebbe dovuto noleggiare la petroliera tenuto conto della sua anzianità di servizio (25 anni) e della «discontinuità della gestione e della manutenzione della nave, mentre il Rina non avrebbe dovuto certificarla e Savarese e Pollara dovevano sapere che le riparazioni compiute sullo scafo dell’Erika alcuni anni prima non avrebbero retto a lungo, come infatti avvenne». La sentenza è stata accolta favorevolmente dal presidente della Vandea, Philippe de Villiers, che era parte civile, e che ha sottolineato il «valore esemplare» della decisione. La Verde Dominique Voynet, che era ministro dell’Ambiente all’epoca del naufragio dell’Erika, ha invece sottolineato il carattere «schiacciante» del verdetto, «in particolare per Total e per il Rina».


Il rettore re-invita il papa

Inaugurazione dell'Anno Accademico 2007-2008 all'Universita' La Sapienza di Roma. Senza Papa Benedetto XVI, come inizialmente previsto, ma la sua presenza forte dominava nell'Aula magna dell'Ateneo, gremita di professori e autorita' accademiche. E' stato il 'grande assente' della cerimonia. Ma, in serata, arriva l'annuncio del Rettore Renato Guarini: "Inoltrero' un nuovo invito al Papa; questo interpretando il desiderio della maggioranza della comunità accademica dell'Università La Sapienza".

In attesa della nuova, annunciata visita (tutta da definire ma per la quale si sono gia' pronunciati a favore i fisici firmatari della lettera che ne contestava la presenza alla cerimonia di inaugurazione) un dato e' pero' lampante: il fatto che quel suo tanto contestato discorso, sia pure da gruppi minoritari, sia stato solo letto, in assenza del Pontefice, alla fine ha forse giocato a Suo favore: "Cio' da' al Papa una visibilita' ancora maggiore, mondiale, piu' di quanta ne avrebbe avuta", e' il commento del ministro dell'Universita' Fabio Mussi. Ed anche se il tema centrale della giornata e' dedicato alla pena di morte, e' stato in realta' proprio l'annullamento della visita del Papa, prevedibilmente, l'argomento al centro di tutti gli interventi. E da tutti - rettore, ministro e sindaco - e' venuto un invito alla laicita' e liberta' di parola.

"No ai tribunali mediatici" poiche' e' necessaria una "valutazione serena e pacata" di quanto accaduto, e' stato il monito del Rettore Renato Guarini, il quale ha anche sottolineato come "le esperienze vissute nei giorni scorsi ci lasciano una grande amarezza". Quindi, un avvertimento: "Non sono accettabili veti ideologici di nessuna natura e tutti debbono avere spazio e rispetto, quali che siano le loro opinioni". Poi: "Non ci sarà nessun provvedimento - ha detto - contro i firmatari della lettera contro la visita del Papa da parte del Rettore". Sulla stessa linea il ministro Mussi: "Non è un attentato al principio di laicità - ha rilevato - il fatto che il Papa possa prendere la parola in questa sede. Io non sono un credente e non appartengo alla chiesa cattolica. E non capisco perch‚ il Papa non possa qui pronunziare di persona il discorso che ha inviato scritto. L'università - è il richiamo del ministro - ‚ laica, cioè‚ libera, tollerante, aperta".

Anche dal sindaco di Roma e leader del Pd Walter Veltroni e' arrivato un duro richiamo: "Questa cerimonia si svolge in una situazione particolare. Ciò che è successo è per un democratico inaccettabile. Oggi non è più forte il principio della laicità dello Stato che si basa sull'assenza di pregiudizio e sul rispetto delle opinioni dell'altro". Insomma, tutti pro-Ratzinger nel nome del principio di laicita'. Anche gli studenti, alcune decine, che hanno manifestato silenziosamente in Aula magna imbavagliandosi, a sostegno della liberta' di parola del Pontefice. E dopo la lettura del discorso di Benedetto XVI, l'Aula e' risuonata per gli applausi fragorosi e le grida 'Viva il Papa'. Intanto, fuori l'atmosfera e' quasi surreale: l'Ateneo e' blindato, le forze dell'ordine ovunque. Studenti manifestano (ma senza incidenti) con fumogeni e slogan contro Mussi, Veltroni e il Vaticano.

Manifestazioni "contestate" dal ministro, che ha invitato gli studenti a ricordare che il "limite alla manifestazione del dissenso e' la non violenza". Proprio questo, in realta', era cio' che il Vaticano temeva: il verificarsi di "manifestazioni incresciose per tutti". E per questo, ha spiegato il segretario di Stato Vaticano Tarcisio Bertone, in una missiva letta durante la cerimonia, si e' deciso di soprassedere alla visita del Papa. Un anno accademico apertosi, oggi, tra le polemiche. In gioco e' lo stesso modo di concepire l'Universita': "Le preclusioni e le incompatibilit…, i ghetti per cattolici e acattolici - ha avvertito Mussi - sono spettri che tornano dal trapassato remoto". La 'grande assenza-presenza' di Papa Benedetto XVI alla cerimonia di oggi e' destinata, tutti ne sono convinti, ad avere strascichi. In attesa della nuova, annunciata visita.


Sarkozy e Carla Bruni sposati all'Eliseo

All'Eliseo si respira il profumo dei fiori d'arancio. Una fonte solitamente beninformata, il quotidiano della Lorena, L'Est Républicain, che ha anticipato in passato informazioni sulla famiglia Sarkozy, ha annunciato ieri pomeriggio attraverso il proprio sito Internet il matrimonio tra il capo dello Stato e Carla Bruni. Le nozze sarebbero avvenute giovedì scorso all'Eliseo in un'atmosfera di assoluta riservatezza, quasi si trattasse di un segreto nucleare. Le fonti dell'Eliseo non hanno smentito l'indiscrezione, trincerandosi dietro un rigoroso «no comment».

Franck Louvrier, capo del servizio stampa presidenziale, invita i giornalisti a rileggere il testo delle dichiarazioni rilasciate martedì da Nicolas Sarkozy in occasione della sua conferenza stampa.

Dichiarazioni da cui traspare chiaramente l'intenzione matrimoniale. E traspare anche la volontà di annunciare tutto dopo la celebrazione del rito civile («è assai probabile che voi giornalisti apprendiate la notizia a cose fatte», sono le parole esatte del presidente). Proprio quello che sarebbe insomma accaduto.

Il giornalista autore dell'articolo si chiama Laïd Sammari ed è un commentatore politico esperto, serio e scrupoloso. Non ha certo il profilo di un giovane rampante che tenta il colpaccio pur di farsi un po' di pubblicità. Sammari confida di aver avuto l'indiscrezione da un conoscente degno di fiducia, che ha raccolto a sua volta la testimonianza da una persona che è stata presente alla cerimonia nuziale all'Eliseo. Proprio giovedì scorso gruppi di giornalisti e fotografi sono confluiti al municipio del XVI arrondissement di Parigi (dalle parti del Trocadero) sulla base di false voci di un imminente matrimonio tra Sarkozy e la Bruni. Forse quelle voci sono state fatte circolare ad arte per allontanare dall'Eliseo l'attenzione dei cronisti, avidi come non mai di informazioni sulla vita privata del capo dello Stato.

Sammari precisa: «Avevamo buone ragioni per pubblicare l'informazione, ma ci siamo serviti del condizionale perché io non ho direttamente assistito alla cerimonia». In realtà sembra tranquillo a proposito delle sue affermazioni.


Le gambe lunghe sono più sexy

E’ sempre questione di centimetri. Per essere sexy l’altezza non basta, occorre avere anche le gambe lunghe. La silhouette dal fascino irresistibile dipende dallo «stacco di coscia»: qualche centimetro in più dal fianco al piede incide sulla bellezza. In particolare chi ha gli arti inferiori più lunghi del 5 per cento rispetto alla media è più avvenente, senza nessuna differenza tra maschi e femmine. Questo, almeno, è quanto affermano Boguslaw Pawlowski e Piotr Sorokowski della University of Wroclaw in Polonia, come riporta il New Scientist. I due ricercatori hanno cercato la conferma scientifica di uno stereotipo che attribuisce alla lunghezza delle gambe il fascino delle persone.


Uno «stacco» del 5 per cento maggiore della media segreto del successo (Reuters)

I DATI – Per verificare questa teoria 218 volontari, maschi e femmine scelti indipendentemente dalle loro caratteristiche fisiche, hanno dovuto indicare i soggetti maschili e femminili più sexy, osservando 7 foto di uomini e 7 immagini di donne. Per non influenzare i test, sono stati proposti scatti che ritraevano soggetti della stessa altezza ma con diverse lunghezze di gambe, in particolare con cosce del 5, del 10 e del 15 per cento più lunghe rispetto alla media nazionale polacca. In questa particolare gara di bellezza i partecipanti hanno decretato la vittoria della gamba del 5 per cento più slanciata. Il secondo posto è andato alla gamba di lunghezza normale, mentre sull’ultimo gradino del podio è salita la gamba «+10 per cento». Poco successo invece ha riscosso la spilungona con 15 per cento di centimetri in più di stacco coscia.

LA SALUTE – «Le gambe lunghe sono indice di salute» afferma Pawlowski che fa riferimento ad altri studi medici per avvalorare la sua tesi. Lo scienziato, infatti, si riferisce a una ricerca americana in cui la gamba corta viene associata aduna maggiore probabilità di avere malattie cardiovascolari o di altro genere . Nelle donne americane è stato trovato un collegamento tra gamba corta e diabete: secondo uno studio per ogni centimetro in meno di coscia, rispetto alla lunghezza media nazionale, la probabilità di avere il diabete di tipo II è del 19 per cento.

IL LIMITE – Ma il lavoro di Pawlowski e Sorokowski ha un limite: è stata presa in esame soltanto la popolazione polacca. Nonostante ciò, i due sono convinti che le gambe lunghe generalmente piacciano a tutte le popolazioni, per cui ritengono che il risultato sia valido per tutti. La conferma di questa supposizione nasce dall’evidenza comune: le modelle al top, quelle stupende sognate da tutti gli uomini, sono oltre il metro e ottanta e hanno cosce chilometriche. Ormai l’altezza è un canone di bellezza adottato dalla maggior parte della gente, la lunghezza delle gambe non è altro che un indice di cosa apprezziamo maggiormente, come le canoniche misure femminili: 90-60-90. Fortunate Naomi Campbell e colleghe. A tutte le altre per sembrare più sexy tocca arrampicarsi su tacchi vertiginosi.


La reggina esce sconfitta dalla Coppa Italia

Un quarto di grande nobiltà. Nessuna sorpresa a San Siro, l’Inter batte la Reggina e raggiunge la Juventus in un quarto di finale di Coppa Italia che garantisce, più che promette, scintille e grande agonismo. Una doppia sfida tutta da vivere e che dà prestigio e interesse ad una manifestazione quasi sempre snobbata, ma che quest’anno ha già regalato grandi partite e che ora attende il «derby d’Italia» per decretare una delle quattro semifinaliste. Tanti giovani in campo e al debutto a San Siro, in una partita che, dopo il 4-1 con cui i nerazzurri si imposero il mese scorso in Calabria, aveva ben poco da dire. Finisce 3-0 (Crespo, autogol Cascione e Cesar) per i campioni d’Italia il ritorno degli ottavi di finale, un match importante per chi finora ha trovato meno spazio sia in nerazzurro che in amaranto. Una partita storica per la famiglia Mancini con papà Roberto che si è tolto lo sfizio e la soddisfazione di far debuttare in prima squadra il figlio Filippo, entrato al 37’ della ripresa al posto di Crespo.

Formazioni lontanissime da quelle titolari, ma match tutto sommato gradevole. Parte forte l’Inter che si affida alla velocità e all’entusiasmo di Balotelli, ma anche all’esperienza di Stankovic (soltanto un tempo per il serbo che ha bisogno di recuperare il ritmo partita) e Crespo che, già al 7’, impegna Novakovic che qualche minuto dopo deve disimpegnarsi anche su Pelè e, soprattutto, su Balotelli. La Reggina non punge, l’Inter sì con Solari e Balotelli. Al 30’ si vedono anche i calabresi, bello il sinistro di Koris, bravo il portiere nerazzurro Alfonso a deviare in angolo. Al 33’ arriva l’1-0, lo sigla Crespo con un destro dai 22 metri deviato da Cascione e imparabile per Novakovic. Crespo va vicino al raddoppio che arriva al 45’, si tratta di un autogol dello sfrotunato Cascione che devia alle spalle del proprio portiere un passaggio di Balotelli, tra l’altro in sospetta posizione di fuorigioco. Nella ripresa succede ben poco.

Balotelli e Tullberg provano a dare spettacolo in acrobazia, ma senza trovare l’eurogol cercato. Al 9’ ci prova Tognozzi (discreto il suo rientro), ma sbaglia tutto. Al 34’ ancora Tullberg, ma è largo il destro dell’attaccante amaranto. Poi l’ingresso di Filippo Mancini e di un altro «deb», Filippini. Al 46’ arriva il 3-0 siglato da Cesar con un bel tocco a superare Novakovic in uscita. Finisce 3-0 e l’Inter accede ai quarti di finale dove troverà la rivale di sempre: la Juve di Ranieri. Per Mancini una serata da ricordare, non per la vittoria nè per la qualificazione, ma per il debutto del figlio Filippo. Se son rose fioriranno e se il talento si trasmette in eredità...


Arriva il MAcBook Air in Chat

Steve Jobs sfodera l’asso nella manica. E potrebbe farlo nel senso letterale del termine, a guardare sottigliezza e leggerezza della sua ultima creatura. Sul palco del Moscone Center di San Francisco, davanti agli occhi adoranti di migliaia di Mela-maniaci, il numero uno di Apple ha presentato il nuovo portatile MacBook Air, un concentrato di tecnologia in 19 millimetri di spessore.

Per la “one more thing” - l’ultimo e più atteso annuncio in chat del Mac World 2008, Jobs sceglie il prodotto che dovrebbe consolidare definitivamente la posizione di Apple sul mercato dei laptop: all’estetica ipercurata che da sempre contraddistingue la casa di Cupertino, il nuovo Air unisce dimensioni e peso da primato e prestazioni all’altezza, se non superiori a quelle dei notebook tradizionali. Merito del microprocessore sviluppato da Intel, il Core 2 Duo, e dalla tecnologia che Apple ha voluto integrare nel suo portatile: disco rigido da 80 Gb, tecnologie wi-fi e bluetooth di ultima generazione, batteria in grado di reggere 5 ore di lavoro e un corredo software adeguato, che naturalmente comprende Leopard, il sistema operativo lanciato lo scorso ottobre.
Non mancano le chicche che faranno la felicità degli utenti più affezionati, che hanno già sperimentato l’ultima generazione di portatili MacBook, i nuovi iPod Touch o l’ormai celebre iPhone: schermo da 13,3 pollici retroilluminato, webcam integrata e naturalmente il sensore multi-touch, il dispositivo che permette di interagire con file, applicazioni e contenuti multimediali semplicemente spostando, pizzicando, ruotando o ingrandendo quanto appare sullo schermo.
Niente lettore cd/dvd, né prese ethernet per la connessione internet: Apple punta tutto sul wireless, sia per accedere alla rete, sia per la lettura di eventuali supporti ottici, perché sarà possibile utilizzare i lettori di altri computer connessi al portatile. Per i tradizionalisti, è disponibile comunque una presa di connessione per dischi esterni.

Entusiasmo alle stelle fra il pubblico di San Francisco, almeno finchè non viene annunciato il prezzo, tutt’altro che leggero: Air sarà sul mercato fra due settimane al prezzo di 1800 dollari. C’è da scommettere che, come è accaduto per l’iPhone, saranno in molti a non scoraggiarsi di fronte al notevole esborso, pur di accaparrarsi in anteprima quello che promette di essere il prossimo “status symbol” targato Apple. Per gli altri, un buon periodo di rodaggio basterà a mettere in luce pregi e difetti di Air e a portare il costo a livelli più accettabili.


Rallentano le Borse Europee

Rallentano un pò il passo le borse europee, dopo i conti in rosso di Merrill Lynch. Resta la cautela in attesa di una serie di dati economici Usa, come quello dell'apertura cantieri, delle richieste di sussidio e dell'indice Philly Fed. C'è anche attesa per l'audizione del numero uno della Feb, Ben Bernanke, al Congresso Usa. Gli eurolistini si muovono ora in terreno misto con Amsterdam che resta positiva per lo 0,43%, seguita da Madrid +0,27%, assieme al nostro S&P/Mib +0,18%. In calo invece Parigi -0,14%, Londra -0,33%, Bruxelles -0,14%.


Canada: Boia di BOlzano

La più alta corte del Canada ha respinto oggi la richiesta di appello di un ex secondino nazista contro la sua estradizione in Italia, dove è stato condannato per crimini commessi nella Seconda guerra mondiale.


Michael Seifert, nato in Ucraina e residente in Canada dal 1951, ha riconosciuto di essere stato una guardia nel carcere di Bolzano, che deteneva ebrei e altre persone destinate ai campi di concentramento in Germania, ma ha negato di avere mai ucciso.

Un tribunale militare italiano lo ha condannato in contumacia nel 2000 all'ergastolo per avere torturato e ucciso nove persone. Seifert e un'altra guardia erano chiamate "Le Bestie di Bolzano".

Seifert ha presentato ricorso contro l'estradizione, sostenendo che la magistratura canadese ha ignorato le lacune del processo celebrato in Italia. La Corte suprema del Canada ha rifiutato di esaminare il caso.

Seifert è nato nel 1924 in un piccolo centro dell'Ucraina, all'epoca parte dell'Unione Sovietica, e ha cominciato a lavorare come secondino per il servizio di sicurezza nazista SD dopo l'occupazione tedesca. Fu trasferito in Italia nel 1944 dove è rimasto fino alla fine della guerra.

Alla fine Seifert è riuscito a immigrare in Canada, a Vancouver, dove ha lavorato come operaio in un mulino e ha messo su famiglia. E' stato arrestato in Canada nel 2002.

Lo scorso novembre un giudice ha ratificato la decisione del servizio immigrazione di togliere a Seifert la cittadinanza canadese, perché aveva nascosto il fatto di essere stato guardia in una prigione e dichiarato di essere nato in Estonia.

Il Canada ha impedito agli ex membri delle SS e dei servizi collegati come l'SD di immigrare dopo la guerra, a causa del loro coinvolgimento nei campi di concentramento e in altri crimini di guerra.

Ma, sempre a novembre, il giudice aveva anche stabilito che il servizio immigrazione non era riuscito a provare che Seifert si era macchiato di crimini di guerra, lasciando aperta la porta del ricorso alla Corte suprema contro l'estradizione.

Il Congresso ebraico canadese ha stimato che tra le 1000 e le 3000 persone con un passato nazista sono riuscite a entrare illegalmente in Canada tra il 1947 e il 1956, ma due soltanto si sono viste togliere la cittadinanza.


Proteste e Scontri in Kenya

NAIROBI – Sette dimostranti sono stati uccisi dalla polizia a Nairobi ieri durante le proteste dell’opposizione. Altri tre, due uomini e una donna, hanno perso la vita a Kisumu, nell’ovest del Kenya, e portato il bilancio della giornata a 10 vittime. La polizia ha avuto l’ordine di reprimere pesantemente tutti i tentativi di manifestare contro il governo e il presidente Emilio Mwai Kibaki, accusato di aver truccato i risultati delle elezioni del 27 dicembre scorso per assicurarsi la vittoria. L’Orange Democratic Movement, il partito del leader dell’opposizione Raila Odinga, dichiarato sconfitto alle presidenziali, ha proclamato tre giorni di dimostrazioni. Mercoledì, ci sono stati tre morti, ieri dieci. Si teme che oggi terzo e ultimo giorno il bilancio possa aggravarsi.

MEDIAZIONI FALLITE - L’ondata di violenza ha provocato una certa indignazione negli ambienti internazionali. Molti Paesi occidentali hanno chiesto al governo keniota di permettere le manifestazioni di protesta, ma si sono sentiti rispondere che il clima è incandescente e le dimostrazioni pacifiche possono facilmente degenerare e diventare violente, con saccheggi e incendi di case e negozi. Indispettito dalla rigidità del governo che non vuol sentire parlare di mediazioni internazionali (fallite quelle del presidente del Ghana e dell’Unione Africana John Koufur, dell’Arcivescovo sudafricano Desmond Tutu e della sottosegretaria di Stato americana Jendayi Frazer, in arrivo nei prossimi giorni l’ex segretario generale dell’Onu Kofi Annan) ) il parlamento europeo ieri a Strasburgo ha votato all’unanimità una risoluzione in cui si chiede alla Commissione di bloccare ogni aiuto baggettario al Kenya finché non sarà trovata una soluzione all’attuale crisi politica. Dopo aver sottolineato che il risultato delle elezioni non è credibile, i parlamentari europei si sono detti “profondamente preoccupati per le ripercussioni socioeconomiche della crisi, comprese le conseguenze per tutti i Paesi limitrofi”.

LACRIMOGENI E PROIETTILI DI GOMMA - L’Ue il 28 dicembre, il giorno dopo le elezioni ha versato al Kenya 40.6 milioni di euro, ma il commissario allo sviluppo Louis Michel si è giustificato dicendo che non erano ancora emersi dubbi sulla validità dei risultati elettorali. Raila Odinga ha accusato il governo di voler trasformare il Kenya in un “killing field”, un campo di morte, come il Ruanda: “La polizia sta sparando contro civili innocenti”, ha denunciato in una conferenza stampa esibendo le foto dei morti. Effettivamente ieri la polizia ha mostrato maggior determinazione nel bloccare le manifestazioni. Per disperdere i dimostranti che tiravano pietre e lanciavano insulti, gli agenti hanno usato bombe lacrimogene, proiettili di gomma, ma anche pallottole vere come hanno dimostrato i bossoli raccolti dai giornalisti subito dopo la carica negli slam di Mathare e di Kibera. Elizabeth Onoro Masha, una deputata dell’ODM, ha raccontato ai reporter che durante le cariche a Mathare, i poliziotti hanno ammazzato il suo autista: “Colpiscono alla cieca e all’impazzata alla ricerca dei leader dei manifestanti”, ha denunciato. A Kibera uno dei più scalmanati, Abdallah, un nubiano con la maglietta rossa, che con la sua fionda lanciava pietroni contro gli agenti (qualcuna, data la scarsa mira dell’esagitato attivista, ha colpito anche i giornalisti) è stato catturato durante una carica e scaraventato a manganellate su un cellulare.


CARICHE ANCHE CONTRO I FOTOGRAFI - La polizia, accusata di violazione dei diritti umani dalle organizzazioni specializzate, non ha esitato a caricare anche cameraman e fotografi, due dei quali sono stati anche arrestati per qualche ora. Gli agenti li temono: mercoledì la stazione televisiva Kenyan Television Network ha trasmesso le immagini raccapriccianti di un poliziotto che ha sparato a freddo contro un manifestante inerme, colpevole di saltare lanciando slogan efacendogli le boccacce e sorrisi di scherno. Il ragazzo, secondo testimoni citati dall’emittente, è morto in ospedale. Ieri invece hanno creato grandi scalpore le riprese dei lacrimogeni lanciati in un’ala dell’ospedale di Eldoret, nel nord ovest del Paese.


Nomina di Confindustria

Gli imprenditori italiani si apprestano a scegliere il loro nuovo leader. Infatti, prende oggi il via l'iter procedurale che li porterà a definire il successore di Luca Cordero di Montezemolo, presidente di Confindustria dal 2004.
Nella prima fase di questo percorso, come da norme storiche ben prefissate, Viale dell'Astronomia si affida all'esperienza di chi, alla sua guida, c'è già stato. Luca Cordero di Montezemolo e i past president Vittorio Merloni, a capo dell'associazione dal 1980 al 1984, Luigi Lucchini (numero uno dal 1984 al 1988), Sergio Pininfarina (1988-1992), Luigi Abete (1992-1996), Giorgio Fossa (1996-2000) e Antonio D'Amato (2000-2004) terranno oggi una riunione da cui scaturirà una rosa di nove nomi per la formazione del collegio di tre saggi.
I nove nomi verranno sottoposti poi alla Giunta confederale di domani. La giunta, con un meccanismo basato sullo scrutinio segreto e un massimo di due preferenze, eleggerà i saggi che costituiranno la commissione di designazione incaricata di sondare le associazioni territoriali (in tutto sono 270).
I saggi (nell'elezione di Montezemolo questo ruolo venne ricoperto da Ernesto Illy, Luigi Attanasio e Antonio Bulgheroni) avranno 45 giorni di tempo per definire il calendario e organizzare le consultazioni sul territorio, essenziali per capire le indicazioni e le preferenze espresse dalla base.
Quindi, porteranno le candidature in possesso di almeno il 15% dei voti dell'Assemblea alla giunta del 13 marzo. E, così, quest'ultima designerà il nuovo presidente.
A quel punto, ci saranno ancora due appuntamenti. Mercoledì 21 maggio si svolgerà l'Assemblea privata di Confindustria, riservata soltanto agli imprenditori, che eleggerà il nuovo presidente. Infine, il giorno successivo, giovedì 22 maggio, ci sarà l'esordio all'Assemblea pubblica, questa volta aperta alle istituzioni, ai rappresentanti della politica e ai media.


Il nuovo Apple lo metti ovunque

"Apple 2008, c'e' qualcosa nell'aria". Lo slogan bianco su nero che campeggia gigante al Moscone Center, il centro esposizioni di San Francisco dove da due giorni si accalcano in migliaia per il tradizionale discorso-annuncio di Steve Jobs alla fiera MacWorld, contiene la notizia tanto attesa: si chiama "MacBook Air" (Guarda le immagini) il portatile più sottile al mondo che Apple e' pronta a lanciare sul mercato dei computer entro due settimane. Costa 1799 dollari, ma la versione con hard disk eä molto piu cara.

Steve Jobs, capelli grigi ma eterno abbigliamento sbarazzino (jeans, sneakers e lupetto nero) su un fisico provato, e' apparso ultrasottile (e' di nuovo malato? si chiedono alcuni suoi fans preoccupati) come il nuovo laptop che ha presentato. Peraltro come sempre nei suoi ormai classici "keynote" l'annuncio piu' atteso e' arrivato per ultimo - dopo altri tre annunci di migliorie ai prodotti piu' amati dal popolo Mac, dall'iPhone lanciato l'anno scorso negli Usa e non ancora approdato in Italia perche' manca ancora l'accordo con un operatore telefonico nostrano (ma che i veri fans si sono gia' comprati e hanno gia' crackato), all'iPod Touch fino alla Apple Tv, che quest'anno sara' davvero di qualita' cinematografica anche nei contenuti grazie al nuovo accordo con tutte le major di Hollywood per il noleggio dei migliori film sul mercato - come al solito creando aspettativa anche se in realta' era gia' stato ampiamente previsto dagli esperti.

Prima di annunciare il nuovo portatile ultrasottile, sul palco con Jobs e' salito il Ceo della 20th Century Fox per presentare il nuovo servizio di noleggio dei film via Internet sulla libreria digitale iTunes e il software iTunes Digital Copy, che offre a chi acquista un Dvd una copia digitale di iTunes del film. “Una delle funzionalità più richieste dagli utenti che comprano Dvd è la possibilità di averne una copia digitale da poter condividere su tutti i supporti che utilizzano, dal computer all'iPod all'iPhone alla Apple Tv” ha dichiarato Jim Gianopulos, Presidente e Ceo della 20th Century Fox. Certo, e' una liberta' limitata all'uso degli apparacchi proprietari di Apple, ma e' un primo passo nella direzione del nuovo modello di business internettiano di Hollywood.

Per la presentazione del nuovo portatile Air, Jobs ha invitato sul palco Paul Otellini, il capo di Intel, che gia' alla fiera Ces di Las Vegas settimana scorsa aveva preannunciato che questo sarebbe stato l'anno dei computer ultrasottili, ringraziandolo per la collaborazione. Otellini ha mostrato le dimensioni di una monetina del nuovo micro-processore (il Core 2 Duo a 1,6GHz o 1,8GHz con 4MB di cache e 2GB di memoria) sviluppato ad hoc per stare dentro il micro-spazio del nuovo computer portatile, cosi' sottile che ci sta in una busta. Il Mac Book Air ha la stessa potenza di un notebook di dimensioni normali, ma misura solo 4 mm nel suo punto più sottile, mentre l'altezza massima di circa 19 mm è inferiore al punto più sottile dei computer portatili rivali. Lo schermo da 13,3 pollici e' retroilluminato, cosi' come la tastiera di dimensioni regolari, offre una webcam integrata per le videoconferenze e un supporto multi-touch, così gli utenti potranno pizzicare e ingrandire, ruotare e scorrere, come gia' fanno con l'iPod iTouch. E' potenziato da un disco rigido da 80GB e 1,8 pollici e offre le più recenti tecnologie Wi-Fi 802.11n e Bluetooth 2.1. Può vantare fino a cinque ore di autonomia della batteria. Il lettore di cd/dvd e' esterno, ma Jobs sottolinea che e' superfluo, perché ora si puo' eseguire il backup dei documenti in modalità wireless (con "Time Capsule") e accedere alle unità ottiche du computer remoti per installare senza cavi applicazioni software su MacBook Air. Include Leopard, la sesta versione del nuovo sistema operativo che sta sostituendo Tiger. (Clicca qui per scoprire le altre caratteristiche tecniche)

Per finire, Jobs accontenta gli ambientalisti e spiega che la struttura in alluminio e' riciclabile, lo schermo senza mercurio con vetro privo di arsenico e l'imballaggio ridotto al minimo. Peccato solo che sul sito italiano della Apple ci sia l'effetto caro-euro: il prezzo consigliato in Europa infatti e' di 1699 euro, che tradotto in dollari non fa i 1799 dollari annunciati da Jobs. Ma ai prezzi europei piu' alti, ormai siamo abituati. E i super appassionati impazienti venuti apposta dall'Italia si preparano a fare razzia negli Usa e poi portare i prodotti pagati di meno oltreoceano, a costo di passare notti insonni per by-passare i divieti.


Ma quale assalto a mastella.. che la giustizia faccia il suo corso

Ma in serata arriva l'ultima novità: anche il Guardasigilli è indagato per una presunta concussione ai danni del presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino, al quale avrebbe cercato di imporre la nomina di un dirigente Asl.
Oltre a Mastella e alla moglie sono coinvolti nell'inchiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere politici e amministratori pubblici campani, nonché esponenti dell'Udeur: in pratica tutta la struttura di potere di Mastella. In totale sono 23 le ordinanze di custodia cautelare (quattro in carcere e 19 ai domiciliari) e i provvedimenti interdittivi notificati ad assessori, politici e funzionari. Tra questi anche due assessori regionali della Campania (Luigi Nocera, ambiente e Andrea Abbamonte, personale) e alcuni consiglieri dell'Udeur. L'inchiesta giudiziaria è imperniata su un presunto giro di favori. In particolare l'episodio contestato alla moglie di Mastella riguarderebbe le modalità seguite per una nomina nell'ospedale di Caserta. Tra i destinatari dei provvedimenti di custodia cautelare ci sono anche il sindaco di Benevento, Fausto Pepe, eletto nel 2006, e i consiglieri regionali Fernando Errico, capogruppo dell'Udeur, e Nicola Ferraro. Inoltre è stato notificato un provvedimento di sospensione anche al prefetto di Benevento, Giuseppe Urbano, e al presidente del Tar della Campania, Ugo De Maio.
L'indagine è basata su intercettazioni telefoniche disposte nell'ambito di una inchiesta che portò all'arresto nel giugno dello scorso anno dell'ex direttore generale della Provincia di Caserta, Antony Acconcia, e di due consiglieri provinciali con le accuse di associazione per delinquere, corruzione, concussione, turbativa d'asta e falso in atti pubblici. «Le indagini - scrive la procura di Santa Maria Capua Vetere - hanno preso spunto da conversazioni telefoniche relative alla gestione degli appalti e servizi pubblici nella Provincia di Caserta e hanno consentito di far luce su un tessuto di illecito radicato nell'area politica, amministrativa e giudiziaria della Campania». Al presidente della Campania agli inizi di novembre sarebbe stato notificato un invito a comparire davanti ai magistrati samaritani come persona informata sui fatti. L'istruttoria che portò alla nomina è giudicata anomala dalla Procura, che ipotizza che Bassolino sia stato costretto ad assicurare che la scelta ricadesse su una persona «designata da Mastella».
E con il passare delle ore prende corpo lo scenario di una crisi di governo generata da uno scontro all'arma bianca attorno a uno dei temi più dirompenti nella storia italiana recente, quello del duello tra politica e magistratura. Nello stesso giorno vengono dichiarati ammessi i quesiti referendari. L'Udeur ha sempre sostenuto che, se ciò fosse avvenuto, avrebbe aperto la crisi.


martedì 15 gennaio 2008

Nuovo Blitz contro la Mafia nigeriana

Almeno 66 persone di origine nigeriana sono finite in manette questa mattina nel corso di un'imponente operazione internazionale contro la tratta di esseri umani questa mattina. Arresti sono stati compiuti in Veneto, Lombardia, Lazio, Piemonte e Campania. Ma anche in Nigeria, negli Stati Uniti e in vari stati europei, tra cui l'Olanda. Qui sono state notificate circa 15 ordinanze di custodia cautelare.

L'operazione, denominata 'Viola' e condotta dalla Polizia, dai Carabinieri del Ros e dalla Guardia di Finanza del comando Provinciale di Roma, è stata coordinata dalla Direzione Centrale della Polizia Criminale e dalla Direzione Centrale dei Servizi Antidroga. Tra i reati contestati dai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, l'associazione per delinquere di tipo mafioso, l'associazione per delinquere finalizzata alla tratta di esseri umani, la riduzione in schiavitù, il sequestro di persona, il traffico internazionale di sostanze stupefacenti.

In Olanda, l'operazione è stata eseguita dalla Polizia di Amsterdam, sotto il coordinamento della magistratura dei Paesi Bassi, in collaborazione con l'Interpol. Gli investigatori hanno appurato che l'organizzazione faceva entrare nei Paesi Bassi minori nigeriani sia di sesso maschile che di sesso femminile, che venivano poi avviati in Italia ed in altri Paesi europei per essere utilizzati nel business criminale della prostituzione e della droga.

Donne nigeriane residenti in Italia prelevavano infatti i bambini in tenera età dagli orfanotrofi nigeriani per avviarli ai traffici illegali. In particolare, per quel che riguarda l'Italia, gli investigatori hanno appurato il tentativo, di cui uno andato a buon fine, di sequestrare due bambini da un orfanotrofio nigeriano per poi affidarli ad una 'madame' che operava in Veneto. La 'madame' cui era stato affidato dall'organizzazione criminale il compito di 'ricevere' un bambino sequestrato in un orfanatrofio nigeriano e' stata localizzata dalle forze dell'ordine a Dolo, in provincia di Padova. In Nigeria sono stati invece arrestati un funzionario di polizia e la responsabile dell'orfanotrofio dal quale era stato prelevato il minore.

Soddisfatto il ministro dell'Interno, Giuliano Amato che si è congratulato con le forze dell'ordine e con la magistratura sottolineando la necessità di "essere inflessibili" contro chi compie "reati gravissimi, che rinnovano la schiavitù ai nostri tempi". "E' stata sgominata una potente organizzazione internazionale che faceva della tratta e dello sfruttamento di esseri umani, e in particolare di minori, la propria principale fonte di reddito. Sono reati gravissimi, che rinnovano la schiavitù ai nostri tempi e sfruttano la povertà. Questi criminali -sottolinea Amato- si erano spinti a progettare, e in un caso a realizzare, il sequestro presso un orfanotrofio nigeriano di due bambini per coinvolgerli in Italia in ogni tipo di traffico. Perciò contro questi criminali dobbiamo essere inflessibili".


Mistero: La morte di Benazir e gli incontri

«Quando è morta Benazir ho ricominciato a chiamarla con il soprannome di tanti anni fa, Wadi Bua, che nel nostro dialetto è il vezzeggiativo che si dà alla sorella anziana del papà. Non so, è stato così, naturale, spontaneo. All'improvviso ha cessato di essere l'avversaria politica dei tempi più recenti. Ed è tornata la Wadi Bua dei miei giochi di bambina, quando io avevo 5 anni e lei 35. Mi hanno raccontato che ad ucciderla è stato un proiettile al collo. Proprio come mio padre Murtaza, suo fratello. Ho come sospeso il giudizio. Ho smesso di accusarla di complicità nel suo assassinio nel 1996. Quella era Benazir viva, la zia cattiva, la feudataria corrotta e senza scrupoli che ci aveva depredato di tutto per pura sete di potere. Adesso è tornata Wadi Bua, sangue del mio sangue, un altro membro della famiglia ucciso e da piangere tutti assieme. Senza differenze ».

Parla a lungo Fatima Bhutto, senza fermarsi. A volte quasi come una ragazzina più giovane dei suoi 25 anni. Altre da statista seria, responsabile, matura, a tenere alta quella nomea di essere una «vera Bhutto » che le affibbiano in tanti e che lei vorrebbe veder cancellata in rispetto del suo ideale per un «Pakistan davvero democratico » e contro «le logiche della successione di sangue ». Da Larkana, la residenza della «dinastia» Bhutto, due settimane fa ci aveva risposto che «era troppo presto» per un'intervista. «Non voglio che le mie note differenze con la zia vengano strumentalizzate », aveva fatto sapere. Adesso però per telefono, tornata alla sua casa di Karachi, non si tira più indietro.

Fatima, lei è anche giornalista, sa bene che la saga degli intrighi di potere tra i Bhutto sta diventando una storiona mondiale. Cosa pensa della successione alla testa del Partito Popolare del marito di Benazir, Asif Ali Zardari, assieme al loro figlio primogenito, suo cugino Bilawal, che per ora è tornato ad Oxford? «Il sistema di successione dinastica rappresenta un pericolo, un attentato agli sforzi di portare la democrazia in Pakistan. I candidati vanno eletti sulla base del loro programma, non del loro sangue e dei sostegni familiari. Io comunque mi sono sempre tirata fuori dalla battaglia nel Partito Popolare di Benazir. Sostengo quello che venne fondato da mio padre nel 1995, il Partito Popolare Shaid Murtaza, che non ha rappresentanza in parlamento, bensì solo nelle assemblee provinciali. Il nostro è un partito laico, socialista, anti-imperialista, come quello fondato da mio nonno Zulfikar. Non ha nulla a che vedere con il filo-americanismo latifondista del gruppo di Benazir. Noi siamo il progresso, loro rappresentano gli interessi conservatori dei grandi proprietari terrieri. Io ammiro figure come Barack Obama, sostenuto per i meriti personali. Certo non Zardari».

Chi ha ucciso Benazir? «Non lo so. Ci sono tante forze in campo. Occorre vedere chi approfitta dalla sua
Bilawal Bhutto a Oxford (Ansa)

morte. Per Musharraf è una grave sconfitta. Nonostante le loro divergenze politiche, erano alleati, con il sostegno degli americani. Non credo lui c'entri. Magari sono gli estremisti islamici. Ma il fatto che lo dica Bush scredita quest'ipotesi, lui sbaglia sempre. Ultimamente Benazir sembrava avere preso le distanze dagli americani e forse loro l'hanno scaricata, rendendola molto più fragile. Chi ci guadagna è Zardari». Non è un'ipotesi folle: la Bhutto uccisa dal marito? «Non lo so. Nessuno ci ha mai mostrato il famoso testamento su cui Zardari fonda il proprio diritto di successione. Lui certamente non è popolare, mi aspetto rivolte per
la sua deposizione. Ma di più non voglio dire, è a rischio la mia vita e quella di mio fratello Zulfikar».

Qualcuno indica Zulfikar quale legittimo erede, perché figlio maschio del primogenito del padre fondatore del Ppp. Ne ha mai parlato con Bilawal? «Lo so: logiche assurde. Mi si dice che io dovrei essere la leader di transizione, in attesa che Zulfikar, oggi ancora 17enne, raggiunga i 25 anni necessari per essere dirigente politico a pieno titolo. Tutto in nome di questi tribalismi maschilisti e medioevali che regnano nel nostro Paese. Non lo accetterei mai. Comunque con Bilawal non ne ho parlato. Ci siamo visti per i funerali, abbiamo pregato assieme. Poi più nulla, non siamo in contatto». È vero che la società civile in Pakistan è cresciuta molto più con Musharraf che non ai tempi dei governi di Benazir? «Non ho dubbi in proposito. La libertà dei nostri media ha fatto passi da gigante negli ultimi sette anni. I due governi di Benazir furono autocratici e corrotti. Avrei continuato a dirglielo, se fosse ancora viva. Ma è morta e la sua fine rappresenta una tragedia, una catastrofe per noi, la sua famiglia, e per il Paese intero».


Ancora euro: Vantaggi e Svantaggi di questi incontri

I livelli raggiunti dall'euro comportano "vantaggi e svantaggi", ha ricordato Merkel, secondo la quale "la vera questione e' se si vuole cambiare qualcosa nel rapporto tra dollaro e euro a spese della stabilita' dei prezzi". A questa richiesta, ha detto, "rispondo chiaramente di no". Il dibattito monetario e valutario "va bene cosi' com'e'" a livello di Ministri delle Finanze, un'opzione questa che "e' stata scelta con molta cura". Sulle sfide interne, Merkel ha sottolineato che il 2008 sara' un anno "con attese di crescita mitigate", ma anche "un anno decisivo" per la Grande Coalizione formata da Cdu e Csu che assicura il Governo dal 2005. In particolare, ha sottolineato Merkel, sara' decisivo per "capire se il Governo e' in grado di raggiungere gli obiettivi che si e' fissato". Secondo Merkel, sara' impossibile chiudere il 2008 e il 2009 con un bilancio in pareggio, un obiettivo che e', invece, confermato per il 2011 a fronte di un cuneo fiscale in continuo calo sotto il 40% (39,7% in gennaio) e un 3% del pil destinato alla ricerca e allo sviluppo. La Germania "sta meglio che non alla fine del 2005", soprattutto a livello occupazionale, ha detto Merkel, ma "il contesto economico mondiale" complica la situazione. "I prezzi dell'energia, la situazione delle banche, legata in particolare alla crisi del settore immobiliare negli Usa, le fortissime pressioni sui prezzi degli alimentari" sono tutti fattori che portano a "rivedere al ribasso le attese in materia di crescita". "Il successo della coalizione di Governo" dipendera' essenzialmente dall'andamento dell'economia e dalla partecipazione dei cittadini alla crescita". Gli analisti prevedono in gran parte un rallentamento della crescita tedesca all'1,7-1,8% quest'anno contro il 2% stimato ufficialmente dal Governo che dovrebbe pero' a breve rivedere questo dato al ribasso. Red-mir-


Autocertificati se la malattia non supera i 3 giorni

Basterà un'autocertificazione per i periodi di malattia breve. Dunque i certificati per periodi che non superano i tre giorni scompariranno. Si sta già pensando però a sistemi che tutelino il datore di lavoro da questa eccessiva facilità che il dipendente potrebbe avere ad assentarsi per brevi periodi dal posto di lavoro. Possibile un sistema di calcolo delle presenze al lavoro che possa premiare i giorni di presenza e penalizzare quelli di assenza.

Giacomo Milillo, segretario della Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (FIMMG), ha rivelato alcuni particolari su questa minirivoluzione, che arriva dopo il clamoroso caso di assenteismo che ha riguardato la donna giudice che aveva preso parte ad una regata nel periodo in cui ufficialmente risultava a casa per malattia.

Giacomo Milillo: "Stiamo attentamente prendendo in considerazione la situazione: in collaborazione con l'Inps, c'è da studiare la grandezza della problematica legata non soltanto ai certificati brevi, ma anche a quelli lunghi che spesso addirittura arrivano a diversi mesi. Il problema dei certificati compiacenti, che nel caso di lunghi periodo possono essere assimilati a vere e proprie truffe, è un fenomeno che danneggia tutti è necessita di provvedimenti penali che colpiscano non solo i medici ma anche i pazienti qualora venga riscontrato il dolo".

Prosegue il segretario della Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (FIMMG): "Molte volte un semplice raffreddore oppure un po' di stanchezza sono un motivo sufficiente per un'assenza di tre giorni dal lavoro. Così l'introduzione di un autocertificazione in associazione ad un numero fisso di assenze consentite potrebbe limitare il fenomeno dei certificati compiacenti. Pensiamo che questa sia una soluzione che possa limitare il fenomeno se in alcuni casi i tre giorni di malattia sono effettivamente necessari, in certe situazioni qualcuno approfitta della situazione. Quindi chi supererà il limite di assenze prestabilito sarà soggetto a penalità, al contrario chi si assenta poco sarà gratificato con dei bonus.


Il papa annulla la visita: era ora

Sono moltissimi e animati i commenti del mondo politico dopo la decisione del Vaticano di annullare la visita del Pontefice all'Università La Sapienza.

Veltroni: l'intolleranza fa male alla democrazia
"La mancata partecipazione di Benedetto XVI alla cerimonia prevista per il 17 gennaio all'Università di Roma 'La Sapienza' rappresenta una sconfitta della cultura liberale e di quel principio fondamentale che è il confronto delle idee ed il rispetto delle istituzioni". Lo afferma in una nota il sindaco di Roma e leader del Pd, Walter Veltroni.

"L'appuntamento del 17 - spiega Veltroni - avrebbe rappresentato una nuova, alta occasione per la città di Roma per confermare al mondo la sua vocazione di grande capitale di dialogo e civiltà, levando ancora la sua voce contro la barbarie della pena di morte. Mentre ogni critica è legittima e il confronto delle opinioni è l'ossigeno della nostra convivenza, ogni atteggiamento di intolleranza, come quelli che si sono manifestati in questi giorni verso il Pontefice - conclude Veltroni - fa male alla democrazia e alla libertà".

Berlusconi: intolleranza e fanatismo
"La rinuncia a cui è stato costretto il Papa in nome di una presunta laicità della
conoscenza è il segno dell'intolleranza e di un certo fanatismo che nulla hanno di autenticamente laico", ha commentato il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi.

"Una sorpresa molto dolorosa che ferisce e umilia non il Pontefice, la cui figura è ben al di sopra di queste miserie, ma l'Università italiana e in generale lo Stato, che non si dimostra in grado di garantire la libertà di espressione alla massima autorità religiosa. Come cittadino italiano trovo avvilente che proprio nel mio Paese, proprio a Roma, culla della civiltà cristiana, sia impedito al Pontefice di prendere la parola".

"La sinistra ancora una volta dovrebbe fare un severo esame di coscienza: l'alleanza con certe frange intolleranti, e la campagna di anticlericalismo ideologico fomentata da alcuni partiti della maggioranza, hanno creato il clima nel quale è maturata questa pagina vergognosa. Ancora una volta la libertà nel nostro Paese ha subito una grave ferita da parte di una ideologia settaria e faziosa".

Casini: onda di vergogna sull'università
"Un'onda di vergogna sulle università italiane". Così Pier Ferdinando Casini, parlando in Aula sull'annullamento della visita del Papa. "Sono convinto che questa Aula ha il dovere di sanare il 'vulnus' che si è aperto, dimostrando che l'Italia è un paese libero. Guai - ha aggiunto il leader centrista - ad una società che obbliga al silenzio, è una società povera destinata al declino".

Cicchitto: bravi nipotini di Zdanov e Goebbels
"L'annullamento della visita del Papa alla 'Sapienza' mette allo scoperto l'indegna situazione nella quale ci troviamo, del resto già messa in evidenza da altri episodi. In alcune università italiane c'è una combinazione tra lo squadrismo intellettuale e lo squadrismo fisico di gruppi di teppisti, eccitati da cattivi maestri, alcuni dei quali hanno già dato il loro contributo agli indimenticabili anni Settanta. La decisione del Papa toglie a costoro un bersaglio ma mette in risalto una situazione della quale tutti ci dobbiamo vergognare. Facciamo i nostri complimenti a questi nipotini di Zdanov e di Goebbels". Lo afferma il vicecoordinatore di FI, Fabrizio Cicchitto.

Udeur: pessima figura italiana
"Una vicenda penosa, frutto di una gazzarra laicista che nei fatti ha impedito al Papa di esprimere il proprio pensiero. C'è da provare vergogna, non solo come fedeli laici, per quanto è successo": lo afferma una nota dell'ufficio politico Udeur, che fa rilevare come "la sinistra laicista anticlericale ha puntato allo scontro, resuscitando uno spirito anticattolico che purtroppo in Italia periodicamente e artatamente ritorna".

"E' assurdo - continua la nota - che un Pontefice, per le proteste e le strumentalizzazioni di un insieme di cosiddetti professori tardosessantottini e studenti neocomunisti, sia costretto ad annullare una visita programmata da tempo all'Università di Roma La Sapienza. Su questa vicenda dispiace rilevare come ci sia stato anche l'assordante silenzio di gran parte dell'Unione e del Governo, che è intervenuto troppo tardi e molto timidamente. L'Italia, per colpa di una sinistra becera e retrograda che condiziona la vita civile e politica del Paese - conclude la nota - ha fatto una figura pessima con la Chiesa universale e con la comunità accademica mondiale".

Giordano: sono molto dispiaciuto
"Sono molto dispiaciuto, credo che sia giusto garantire la possibilità di espressione e di opinione sia al Papa sia a chi non la pensa come lui e lo contesta. Bisognerebbe dare la possibilità a tutti di esprimersi in un libero dibattito". Lo ha detto il segretario del Prc, Franco Giordano.

Boselli: scelta opportuna
"Quella di annullare la visita credo sia una scelta opportuna". Lo afferma il leader del Ps Enrico Boselli. "Bisogna ricordare - osserva ancora - che il clero in questi mesi ha contestato leggi in vigore, penso alla 194, e ha ammonito a non fare altre leggi, penso a quella sulle unioni civili. Per questo quando entrano fortemente nel dibattito politico devono attendersi che qualcuno risponda". Ai cronisti che chiedono se oggi si sia registrata una "vittoria laica", Boselli boccia questa lettura: "Credo che nessuno abbia il diritto di mettere il bavaglio al Papa, ma di fronte a questi continui interventi del Vaticano è giusto che alcuni studenti, alcuni intellettuali abbiano il diritto di critica, hanno il diritto di ricordare che la scienza deve essere svincolata dalla religione. Quanto al laicismo - conclude Boselli - non creo esista. Esiste la laicità alla quale si ispira la stragrande maggioranza dei cattolici italiani. Piuttosto si sarebbe dovuto riflettere di più prima di avanzare questo invito, tuttavia tutto si può dire tranne che le gerarchie cattoliche non abbiano pieno acceso ai mass-media italiani com'è giusto che sia in un Paese democratico".

Fini: profondamente amareggiato e indignato
Il leader di An, Gianfranco Fini, nel corso dell'ufficio politico del partito, si è dimostrato "profondamente colpito, amareggiato e indignato" per le polemiche sulla visita di Benedetto XVI all'Università la Sapienza. Secondo quanto si apprende, Fini si sarebbe detto "indignato per una vicenda che colpisce profondamente le coscienze di tutti gli italiani, laici o cattolici che siano" e avrebbe fatto riferimento anche "al clima anticlericale" che si respira in alcuni settori della politica e della società italiana.

Di Pietro: umiliato come cittadino e conme credente
"Come cittadino e come credente mi sento umiliato da questo triste episodio, frutto di una campagna diffusa di educazione all'odio, mentre ciò di cui avremmo tutti bisogno è l'educazione al dialogo e al confronto con le diverse confessioni religiose". E' quanto ha dichiarato il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro. "Impedire a chi la pensa in maniera diversa di esprimere le proprie idee ed opinioni è un comportamento indegno di un buon cristiano e soprattutto di un buon cittadino - ha aggiunto ancora Antonio Di Pietro -; un comportamento del genere già censurabile in generale, diventa particolarmente offensivo sul piano culturale, etico e politico se, ad essere oggetto di tanto ostracismo sono addirittura il Papa e la Chiesa, portatori di pace per definizione". "Il fatto che a provocare questa sceneggiata siano stati componenti della comunità scientifica dimostra tutti i limiti e le ambizioni di questi cattivi maestri", ha concluso il ministro delle Infrastrutture.

Formigoni: decisione saggia ma amara
"Bush può andare in Iraq, il Papa no in una universita"'. E' amaro il commento del presidente della Lombardia, Roberto Formigoni, alla notizia che dopo le proteste è stata cancellata la visita di Benedetto XVI alla Sapienza di Roma. Si tratta di una decisione che Formigoni ha definito "molto saggia, ma molto amara".

Ferrara: vergogna inaccettabile
"Tutto questo in odio a un uomo mite, colto, sensibile, il professor Joseph Ratzinger-Benedetto XVI, il cui pensiero è regolarmente travisato, per stupidità ideologica, da coloro che pretenderebbero per sè la palma del libero pensiero". E' un passo del commento di Giuliano Ferrara, che uscirà domani in prima pagina sul 'Foglio'. "A questa vergogna incancellabile, alla quale come sempre hanno cooperato le vecchie barbe del laicismo di convenienza e d'abitudine - sottolinea Ferrara - annidate nel cuore dell'editoria e della cultura italiane, cercheremo di porre un piccolo argine culturale e civile questa sera, riunendoci in condizioni di emergenza per una serata di conversazione laica sulla libertà di parola così banalmente e violentemente tradita dai soliti chierici che sono la vergogna dell'Europa dagli anni Trenta ad oggi, senza apprezzabili variazioni di stile e di tono".

Castelli: hanno vinto i nazisti rossi
"Hanno vinto i nazisti rossi". Lo sostiene il capogruppo dei senatori della Lega Nord, Roberto Castelli, commentando la decisione del Pontefice di annullare la visita all'Università La Sapienza di Roma, dopo le polemiche degli ultimi giorni. "Chi non ha argomenti - afferma Castelli - nel proprio cervello, ha paura di quello degli altri e si affida alla violenza e all'intolleranza per evitare che venga espresso il punto di vista altrui. A questo punto mi sembra doveroso cambiare il nome alla università: il nome 'la Sapienza' non le si addice più". "Il declino del Paese - sostiene Castelli - è dovuto anche a un certo sistema universitario, permeato da docenti che dovrebbero insegnare e formare i nostri giovani. Mi domando cosa possano insegnare questi individui alle nuove generazioni se non l'intolleranza e l'odio. Io sono un galileiano di ferro e proprio per questo non avrei paura di confrontarmi con chi antepone la fede alla ragione".

Vito: vergogna e indignazione
"Siamo indignati per quello che e' successo. Dobbiamo reagire a questa gravissima notizia". Il presidente dei deputati di Forza Italia Elio Vito e' intervenuto in aula per commentare la decisione del Vaticano di cancellare l'intervento del Papa alla Sapienza. Vito ha chiesto di sospendere la seduta, convocare la conferenza dei capigruppo e chiedere l'intervento dei ministri dell'Interno e dell'università in aula.

Follini: rinuncia a lezione di spirito liberale
"Con il suo gesto il Papa ha dato una lezione di spirito liberale a una certa vecchia sinistra italiana". Questo è il commento di Marco Follini, responsabile delle politiche dell'informazione del Pd, all'annullamento della visita del Pontefice all'università 'La Sapienza'.

Calderoli: superato ogni limite
"Con l'annullamento della visita del Santo Padre all'università La Sapienza si è veramente superato ogni limite, anche quello della decenza. E' davvero inconcepibile quello che è accaduto. Tutto il mondo ci invida la presenza del Papa, e soprattutto di un Papa come questo, che viene fatto invece oggetto a casa nostra di attacchi meschini e inauditi, mentre ovunque si tutti si sono inchinati quando hanno ricevuto l'onore di una visita del Papa. L'immagine del Paese, dopo lo scandalo dei rifiuti di Napoli e dopo questa sconcertante vicenda, ne esce devastata. La faccenda sta prendendo una brutta piega se si arriva addirittura a minacciare o contestare anche il Santo Padre: buon Dio guarda giù! A questo punto ritengo che sarebbe doveroso che l'ateneo valuti attentamente i comportamenti dei suoi docenti rispetto a quello che possono davvero trasmettere ai loro studentia". Lo afferma il leghista Roberto Calderoli, vicepresidente del Senato.

Marrazzo: prioritario garantire diritto di parola
"Non si può mai e per alcun motivo prescindere dall'impegno a garantire il diritto di parola a tutti. L'annullamento della visita del Papa all'Università La Sapienza di Roma rappresenta davvero una brutta notizia. Nessuno sarebbe stato obbligato a condividere le opinioni del Pontefice e nessuno sarebbe stato costretto ad assistere al suo intervento". Lo dichiara il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo. "Da laico difendo la libertà di espressione, tanto più considerando che si tratta del Santo Padre, riferimento spirituale di milioni di persone - continua - L'intolleranza e le censure non fanno parte di una società che intende mettere a confronto le opinioni e non limitarle".

Bertinotti: no comment
Fausto Bertinotti non commenta la decisione del Vaticano di annullare la presenza di Benedetto XVI all'università La Sapienza di Roma. "Non ho elementi. Quando le situazioni non si conoscono è meglio tacere", ha detto il Presidente della Camera ai cronisti.