Orario, ferie, ma soprattutto salario e flessibilità. La mediazione del ministro del Lavoro Damiano per chiudere il contratto dei metalmeccanici non ha ancora ottenuto l’esito sperato. Ieri, dopo una giornata di trattative separate al ministero, i nodi della trattativa non erano sciolti, ma ci sono state aperture sia da parte dei sindacati che di Federmeccanica e il negoziato riprenderà stamattina alle 11. A tarda sera Damiano era ottimista: «Si sono fatti passi avanti, spero si possa chiudere nella sede naturale di confronto», cioè fra le parti e senza l’intervento di Palazzo Chigi. Si vociferava anche di un accordo per i prossimi due anni che potrebbe oscillare fra i 125 e i 130 euro al mese. «Lavoriamo a un’ipotesi conclusiva», ammette il leader della Uilm Antonino Regazzi. Cisl e Uil puntano decisamente all’accordo, che potrebbe concretizzarsi già oggi, ma molto dipenderà dall’esito della riunione notturna della segreteria e del comitato centrale dei metalmeccanici Cgil. Il segretario Gianni Rinaldini sembra intenzionato ad chiedere il via libera dalla sua organizzazione. Nel pomeriggio Raffaele Bonanni spiegava: «Spero nell’intesa, ma se così non sarà chiederemo il lodo al governo». Dalle parole del leader Cisl traspare il tentativo di spingere la Fiom, ma soprattutto la sua ala più dura, a non respingere la faticosa mediazione di Damiano.
Prima ancora che sui dettagli del contratto, il rinnovo dei metalmeccanici subisce l’inevitabile peso della tattica politica. Il rinnovo arriva a pochi giorni dall’inizio della trattativa per riformare il modello contrattuale in vigore dal 1993. Se il governo nel frattempo non cadrà, il rinnovo dei metalmeccanici sarà il prologo della partita che si giocherà subito dopo. I nodi ruotano attorno al binomio salario-produttività: Federmeccanica è pronta a dare più soldi in cambio di maggiore flessibilità.
La forchetta di aumento fra i 125 e i 130 euro varrebbe per i prossimi due anni. Ma poiché il contratto è scaduto la scorsa estate, di fatto le parti firmerebbero un rinnovo da due anni e mezzo. All’aumento secco andrebbero aggiunti almeno altri 130 euro l’anno per quei lavoratori che non possono contare sul contratto integrativo. Federmeccanica si è detta disposta ad erogare altri 250 euro forfettari per recuperare il ritardo, i sindacati potrebbero dire sì se la cifra salirà a 300 euro. La cifra finale dipenderà anche dai tempi per l’erogazione dell’aumento: prima arriverà, più facile per le sigle sarà concedere qualcosa a Federmeccanica.
L’altra variabile sono gli straordinari: ieri si ipotizzavano otto ore in più. Per le aziende con meno di 200 addetti si tratta di un sabato comandato in più all’anno, per quelle più grandi di due. I lavoratori, se necessario, dovrebbero rinunciare inoltre a un permesso all’anno, che potrebbe essere recuperato nell’anno successivo. Infine le ferie, obiettivo in questo caso legato alla parificazione del trattamento di operai e impiegati. Oggi un impiegato, dopo 18 anni di anzianità, può contare su cinque giorni di vacanze in più all’anno. L’ipotesi di mediazione è quella di concedere un giorno a entrambe le categorie dopo dieci anni, che salirebbero a quattro allo scoccare dei diciotto.
domenica 20 gennaio 2008
Fiom: E' ancora caos
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