domenica 20 gennaio 2008

Serbie: Urne aperte alle presidenziali

L'affluenza alle urne e la posizione che assumerà l'attuale primo ministro serbo Vojislav Kostunica in sede di ballottaggio, il prossimo 3 febbraio, saranno determinanti per l'esito delle elezioni presidenziali serbe, in programma oggi. Nessuno dei nove candidati - stando alle previsioni della vigilia e a un sondaggio realizzato tra il 25 ed il 31 dicembre scorsi su un campione di 1.520 persone nel paese - può infatti aspirare a conquistare al primo turno la maggioranza necessaria a essere eletto e i due politici dati per favoriti si dovranno contendere la vittoria il 3 febbraio: in quella data, prevedono i sondaggi, gli elettori saranno chiamati a scegliere tra l'ultra-nazionalista euroscettico Tomislav Nikolic, del Partito Radicale serbo (SRS, il partito di Vojislav Seselj, sotto processo all'Aja per crimini di guerra) che tuttavia ha addolcito la sua retorica xenofoba e antioccidentale in occasione della campagna elettorale, e il filoccidentale presidente in carica Boris Tadic (che sconfisse Nikolic alle elezioni del 2004) del Partito democratico (DS), per il quale il futuro della Serbia è nell'Ue.

Nikolic e Tadic sono dati alla vigilia del voto rispettivamente al 21 e 19%. In sede di ballottaggio sarebbe Nikolic - spiega l'analista Srecko Mihajlovic, a capo del CeSID, (Centro per le elezioni libere e la democrazia), che ha realizzato il sondaggio - a beneficiare di un'eventuale e possibile scarsa partecipazione al voto, perché i suoi elettori sono meno soggetti al fenomeno dell'astensione di massa. "Una scarsa affluenza - tra i 3,2 ed i 3,5 milioni di elettori sui 6,7 di aventi diritto - gli garantirebbe la vittoria", afferma Mihajlovic.

Stando ancora all'esito dei sondaggi, l'attuale presidente Boris Tadic potrebbe farcela solo se tutti i partiti della coalizione di governo (Partito democratico serbo di Kostunica, Partito democratico di Tadic e G17 plus) e con essi il movimento filoccidentale Partito Liberaldemocratico, all'opposizione, lo sostenessero. Kostunica però - che proprio sulla convocazione delle elezioni presidenziali si è scontrato a lungo con Tadic perché contrariamente a quest'ultimo e diversamente da come poi è avvenuto avrebbe voluto rimandare l'annuncio sul voto a una data successiva al 19 dicembre, giorno in cui il Consiglio di Sicurezza era chiamato a dibattere del Kosovo - al primo turno appoggerà il suo ministro, il populista Velimir Ilic - leader del Partito Nuova Serbia, suo stretto alleato - dato attualmente al 4% delle preferenze. Resta dunque da vedere cosa farà al secondo turno.

Occhi dunque puntati su Belgrado, anche in attesa dei prossimi sviluppi sul Kosovo: fino al 3 febbraio è difficile che Pristina prenda una decisione formale sull'indipendenza e anche l'Unione europea - questo quanto emerso negli ultimi giorni - dovrebbe attendere la conclusione delle elezioni presidenziali serbe per dare il via libera formale al dispiegamento della missione civile Ue in Kosovo - una missione composta da 1.800 persone tra poliziotti e giuristi che dovrebbe condurre progressivamente a una indipendenza sorvegliata della provincia - in modo da non intervenire nel pieno delle elezioni presidenziali.

Sullo sfondo, le varie indiscrezioni sul dopo-indipendenza, dalla presunta intesa Usa-Germania per procedere al riconoscimento della provincia fin da subito - rivelata dall''International Herald Tribune' - al piano di azione adottato da Belgrado per far fronte a una dichiarazione unilaterale di Pristina. Piano segreto ma il cui contenuto è in parte trapelato: tra le altre misure che l'esecutivo di Belgrado - che ha comunque escluso il ricorso alla violenza - avrebbe deciso di adottare figura il declassamento delle relazioni diplomatiche con i paesi che riconosceranno l'indipendenza.

Tra i candidati alle presidenziali serbe, solo uno, il liberale Cedomir Jovanovic, afferma apertamente che la Serbia deve compensare con la perdita della provincia del Kosovo i propri errori passati. Jovanovic tuttavia come gli altri sette candidati che sono dati per perdenti, non raccoglierà al primo turno più del 4-5% dei voti, assicurano i sondaggi. Sul tema del Kosovo i due candidati dati per favoriti ritengono che la provincia a maggoranza albanese deve restare in territorio serbo e non può dunque aspirare all'indipendenza da Belgrado.


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