sabato 5 gennaio 2008

E' crisi umanitaria in Kenya

La crisi umanitaria si fa sempre più grave in Kenya. Migliaia di profughi sono in fuga nel nord ovest del Paese, un triangolo compreso tra le città di Nakuru, Eldoret e Kisumu, dove, per altro, stamattina è stato tolto il coprifuoco diurno, che era in vigore dalle 6 alle 18. Lunghe file di camion, corriere, minibus e automobili stracariche di gente si segnalano sulle strade che collegano le province occidentali del Kenya a sud con Nairobi e a nord l’Uganda. Non c’è cibo, né acqua potabile. Nella violenza etnica seguita alla proclamazione del vincitore - il presidente uscente Emilio Mwai Kibaki, accusato di aver vinto con i brogli - sono state ammazzate almeno 400 persone, interi villaggi sono stati bruciati e i feriti sono un paio di migliaia. Gli sfollati sono 250 mila e almeno mezzo milione i colpiti dalla crisi umanitaria. L’Unosat, l’agenzia dell’Onu che si occupa di rilevazioni satellitari, ha pubblicato sul suo sito le mappe delle aree più colpite..

VIOLENZE E CRISI ECONOMICA - Le violenze sono state commesse soprattutto da civili che hanno preso di mira i membri della tribù kikuyu del presidente Kibaki, ma in alcune zone le forze di sicurezza hanno reagito con il pugno di ferro. A Kisumu, sul Lago Vittoria dove nel 1994 galleggiavano i cadaveri dei ruandesi uccisi durante il genocidio, si calcola che la polizia abbia ammazzato almeno 100 persone. Antony Mwangi della Croce Rossa Keniota (Kenya Red Cross Society, KRCS) ha sostenuto che nella Rift Valley «Centinaia di persone sono senza assistenza e senza cibo». Il problema maggiore rimane quello del trasporto via terra dei viveri. L’instabilità del Paese impedisce ai mezzi di circolare. Sono oltre 200 i camion bloccati a Mombasa. Il porto è il polmone vitale del Paese. Tutta l’economia è bloccata. Banche, uffici e negozi sono quasi ovunque chiusi.

MEDIAZIONE INTERNAZIONALE - Il braccio di ferro tra Kibaki e il suo antagonista, Raila Amolo Odinga (di etnia luo), continua durissimo. Il presidente, apparso in televisione stanco e affaticato, respinge qualunque mediazione internazionale. Ha rifiutato di incontrare il presidente del Ghana e presidente in carica dell’Unione Africana, John Kufour, che per ben due volte ha dovuto rinunciare a venire a Nairobi e ha incontrato l’arcivescovo sudafricano Desmond Tutu solo dopo dure insistenze. L’incontro è stato infruttuoso e Tutu è tornato a casa. Oggi ci prova l’americana Jendayi Frazer, vice del segretario di Stato Condoleeza Rice con competenze sull’Africa, arrivata a Nairobi questa notte. La Frazer ha incontrato in mattinata Raila Odinga e ha chiesto un colloquio con Kibaki, che non ha ancora risposto. Odinga si è detto pronto a trattare e ha chiesto di formare un governo di coalizione per ripetere le elezioni presidenziali in 3 mesi.

FORSE RICONTEGGIO DEI VOTI - Kibaki ha detto di essere disposto a un riconteggio dei voti e (forse ad elezioni generali) solo se glielo chiederà la Corte suprema. Sa che i giudici non si esprimeranno mai giacché li ha nominati lui stesso 14 giorni prima delle elezioni. Sembra più evidente che Kibaki è isolato e appare chiaro a tutti (soprattutto alla comunità diplomatica) che la sua vittoria non è stata voluta dal popolo del Kenya con libere elezioni, ma da un piccolo gruppo di affaristi kikuyu attorno a lui. Ma in questi giorni molti Il procuratore generale Amos Wako ha chiesto che si proceda a un riconteggio «perché le cose non quadrano» e anche il presidente della commissione elettorale Samuel Kivuitu ha sostenuto di non saper bene perché ha proclamato Kibaki presidente: «Hanno esercitato su di me una forte pressione e mi hanno fatto vedere carte false. Credo di aver sbagliato».
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